MAGGIO
23
2017
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Nuova mostra


CARLO LEVI - IL VOLTO DEL NOVECENTO
CARLO LEVI "Il volto del novecento" 100 opere di Carlo Levi fra pitture e...

19/08/2013
 
 


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Ghiglia Oscar
MONOGRAFIE » Artisti dalla G alla L

 
   
FOTO PRESENTI 16
 
Ghiglia Oscar Tavola imbandita (1908)
Ghiglia Oscar
GHIGLIA OSCAR TAVOLA IMBANDITA (1908)
Olio su tela 54x80 cm. Collezione privata
Ghiglia  OscarNatura morta, (1920)olio su tela
Ghiglia Oscar
GHIGLIA OSCARNATURA MORTA, (1920)OLIO SU TELA
Ghiglia Oscar Natura morta, (1920)
Ghiglia Oscar
GHIGLIA OSCAR NATURA MORTA, (1920)
Ghiglia,Oscar Ritratto di Alaide Banti, .
Ghiglia Oscar
GHIGLIA,OSCAR RITRATTO DI ALAIDE BANTI, .
1926, olio su tela, 130x90. Collezione privata
Ghiglia,Oscar Ugo Ojetti nello studio
Ghiglia Oscar
GHIGLIA,OSCAR UGO OJETTI NELLO STUDIO
, 1909-10, olio su tela, 73,5x73,5. Collezione privata.
Ghiglia Oscar  , Alla stufa,
Ghiglia Oscar
GHIGLIA OSCAR , ALLA STUFA,
1905, olio su cartone, 47,5x38. Collezione privata.
Ghiglia  Oscar   Donna che scrive,
Ghiglia Oscar
GHIGLIA OSCAR DONNA CHE SCRIVE,
1908, olio su tela, 65x45. Collezione privata.
Ghiglia Oscar  Riposo
Ghiglia Oscar
GHIGLIA OSCAR RIPOSO
Ghiglia Oscar  donna che cuce
Ghiglia Oscar
GHIGLIA OSCAR DONNA CHE CUCE
Ghiglia Oscar La Moglie
Ghiglia Oscar
GHIGLIA OSCAR LA MOGLIE
Ghiglia Oscar  Nudo
Ghiglia Oscar
GHIGLIA OSCAR NUDO
Ghiglia Oscar ritratto di figura di signora
Ghiglia Oscar
GHIGLIA OSCAR RITRATTO DI FIGURA DI SIGNORA
Ghiglia Oscar  la moglie nello studio
Ghiglia Oscar
GHIGLIA OSCAR LA MOGLIE NELLO STUDIO
Ghiglia Oscar  natura morta con conchiglia
Ghiglia Oscar
GHIGLIA OSCAR NATURA MORTA CON CONCHIGLIA
Ghiglia Oscar natura morta con pescer
Ghiglia Oscar
GHIGLIA OSCAR NATURA MORTA CON PESCER
Ghiglia Oscar Ritratto di Giuseppe Prezzolini,
Ghiglia Oscar
GHIGLIA OSCAR RITRATTO DI GIUSEPPE PREZZOLINI,
- Firenze 1945) olio su tela, cm 94x66
   
Oscar Ghiglia nasce a Livorno il 23 agosto del 1876, da una famiglia di origine torinese di modeste condizioni economiche. Rimasto presto orfano del padre, è costretto ad adattarsi ai lavori più vari, fra cui quello di merciaio ambulante. Il suo approccio alla pittura può considerarsi da autodidatta, infatti frequenta solo saltuariamente lo studio di Guglielmo Micheli a Livorno, come è testimoniato da un dipinto di Lloyd del 1899 che lo ritrae accanto a Micheli e Romiti all'interno dello studio, e dall'amicizia con Amedeo Modigliani che frequenta le stesse lezioni. Ai primi del '900 Chiglia arriva a Firenze per incontrare Giovanni Fattori, il vecchio maestro cercò di aiutarlo permettendogli di frequentare la scuola di nudo e offrendogli spesso un alloggio nella sua stanza. A Firenze, oltre all' appoggio del grande Fattori, Chiglia potè contare anche sull'amicizia di Papini, Prezzolini, e, più tardi, di Ojetti, un piccolo gruppo di intellettuali che lo stimano e lo aiutano economicamente comprando e vendendo le sue opere. Ma l'incontro più importante per il pittore è con il fiorentino Gustavo Sforni che, intuendo il talento e il genio del giovane pittore, divenne il suo mecenate e contemporaneamente lo aiutò nel suo cammino e nella sua maturazione artistica. Nel 1901 Chiglia partecipa, per la prima volta, alla Biennale di Venezia con un "Autoritratto" che evidenzia influenze "Boeckliniane" e preraffaellite, comprensibili alla luce dei rapporti che il pittore ebbe con il gruppo tardo preraffaellita riunito intorno a Nino Costa, che trascorse gli ultimi anni della sua vita a Marina di Pisa. Riferimenti alla pittura del Costa, si notano anche in un dipinto presentato alla Biennale di Venezia del 1903 che ritrae sua moglie, una giovane livornese, con la quale, dopo il matrimonio, si stabilisce a Firenze. I pareri favorevoli e della critica e del pubblico che riscuotono i suoi dipinti alle Biennali gli procurano presto una selezionata clientela come testimoniano i ritratti del fisiologo Giulio Fano, del letterato Macinai, di Angiolo Orvieto, di Madame de Pruraux, di Mrs. X, tutti affini alla pittura del Costetti. Nel 1907, insieme a Costetti, De Carolis, Graziosi e Lloyd, espone alla Promotrice di Firenze, nella sala della Secessione, creando sconcerto e perplessità nel pubblico e nella stampa, anche se non mancarono giudizi positivi da parte di alcuni critici intelligenti come il Tarchiani. Altre importanti personalità che operavano nel campo dell'arte con cui Chiglia, in questo momento, viene a conoscenza furono Mario Galli che acquista alcuni suoi quadri e Ugo Ojetti, alla moglie del quale dedicherà un ritratto. Quest'ultimo, legato all'artista da una sincera amicizia, nel 1920 pubblicherà su "Dedalo" il primo articolo sulla pittura del Chiglia. Dopo il 1908, come viene sottolineato anche in un articolo di Giovanni Papini, il pittore modifica il suo stile adottato nei ritratti fino ad ora eseguiti, superando completamente "l'empasse neoclassico" attraverso un sintetismo ed una scansione costruttiva che riecheggia gli eventi pittorici degli artisti francesi da Bonnard a Vallotton a Bernard operanti nell'ambito della "Revue Bianche". Questo cambiamento nel suo linguaggio pittorico si riflette anche nella scelta dei temi: la sua preferenza si accorda ora verso la pittura d'interni e di nature morte. Intanto frequenta gli scrittori della rivista "Leonardo" e poi della "Voce" come Papini, Prezzolini, Vannicola, Amendola, Vallati con i quali era entrato in amicizia ed era solito discutere sui problemi della cultura e dell'arte, dimostrando sempre grande razionalità e un modo di esprimersi diretto e franco. La sua acutezza di analisi e sensibilità di critico, traspare anche nella monografia postuma di Giovanni Fattori pubblicata a Firenze nel 1913, che segnò l'inizio del riconoscimento e della conseguente rivalutazione dell'opera del grande maestro livornese da parte della critica e della stampa. Nel 1914 la Secessione romana espone un discreto numero di opere di Cezanne che influenzeranno le esperienze pittoriche di molti artisti del Novecento e, fra questi, quelle del nostro Oscar Ghiglia come testimoniano la due bellissime lettere scritte nell'estate dello stesso anno da Castiglioncello, dove il colore del mare e la luce abbagliante del sole gli ispireranno paesaggi che tradiscono inevitabilmente l'insegnamento del Fattori, ma anche la nuova lezione di Cezanne "nelle sintetiche geometrie delle case e nel gusto con cui gli scuri tronchi degli alberi fendono le tele". Risale a questo periodo l'incontro e l'amicizia con Remolo Monti che gli acquista diversi quadri. Accanto all'interesse per la figura umana che lo porta a ritrarre i vecchi popolani del luogo, i pescatori o venditori di zucche che rivelano comunque la matrice fattoriana nella forza costruttiva del segno e nella semplicità di sintesi, sono scelte a motivo pittorico, anche umili nature morte ispirate al quotidiano e alla vita dei paesi della Maremma: La conca, Le zucche, I pesci. Rientrato a Firenze nel 1918 - abita prima ad Arcetri poi a Maiano - stringe nuove amicizie quasi mai però con pittori, bensì con intelletuali, gente di teatro e musicisti come il Frazzi a cui farà un ritratto di forte introspezione psicologica. Nel 1929 la galleria Pesaro presenta la prima grande mostra della sua produzione artistica, tuttavia le opere del Chiglia rimangono ad esclusivo appannaggio delle grandi raccolte private come quelle della collezione Pisa, Checcucci, Monti, e Sforni. Anche le opere di questo periodo mostrano ancora l'influenza di Cezanne, non soltanto nella ricerca di sintesi, ma anche nelle tematiche stesse: nature morte di frutta e di conchiglie, grandi drappi bianchi, brocche, ceramiche, vetri. In seguito l'attenzione e la ricerca del pittore si focalizzeranno sempre più nell'ossessionante "riproduzione degli oggetti fino a trascendere, in direzione iperrealistica, la realtà stessa". Muore a Firenze il 14 giugno



Due ritratti a confronto

Il Paul Alexandre dipinto da Modigliani nel 1909 svolge il tema del ritratto assiale fortemente girato sulla positura variata del braccio visto nell'Alabardiere del Pontorno e sperimentato anche da Ghiglia nel coevo Ritratto di Lloyd. Naturalmente in Modigliani è presente un elemento stilistico che non troveremo mai in Ghiglia (ma apparirà spesso nella ritrattistica di Viani): la 'serpentinatura', di origine manieristica, che in lui si salderà con lo studio sui rapporti ellissoidali contrastanti che assumerà dalla scultura negra, cicladica e indiana, dalla grafica persiana, ritornando a Michelangelo attraverso Maillol, l'Antelami e Giovanni Pisano.       


"Il Ghiglia , studiati gli antichi e avvicinati il Fattori, ritornato per breve tempo nella sua città natale, dipinge quel suo autoritratto che fu una rivelazione alla quarta Biennale veneziana..E alla successiva biennale del 1903 riconferma la bella promessa con il ritratto della moglie.Ghiglia disegnatore assoluto ed istintivo,dal colorito caldo e smaltato, rapportista impeccabile.Fattori  che aveva dipinto quel magnifico ritratto della terza moglie si compiaceva di dire:"E' piaciuto anche a Ghiglia e lui i ritratti li sa fare davvero"( Llewin lloyd)





 
 
 

 


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