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CARLO LEVI - IL VOLTO DEL NOVECENTO
CARLO LEVI "Il volto del novecento" 100 opere di Carlo Levi fra pitture e...

19/08/2013
 
 


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Giorgione a Venezia - Dal 1 Novembre l'omaggio al grande pittore
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Laura
Giorgione a Venezia - Dal 1 Novembre l'omaggio al grande pittore
LAURA
   
VENEZIA .  Giorgione, chi era costui? Sul Canai Grande ingrigito dall'autunno toma ad aleggiare - con una mostra - il fantasma inquieto del pittore che nel 1524, a neanche quindici anni dalla morte,
Baldassarre Castiglione annoverava fra i cinque massimi artisti del tempo, accanto a Leonardo, Raffaello. Michelangelo e Mantegna.Giorgione Un fantasma, e per giunta misterioso, visto che sono pochissime le notizie sulla vita di "Zorzi (o Zorzo) da Castelfranco", soprannominato "Zorzon" o Giorgione - scrive il Vasari - "dalle fattezze della persona e da la grandezza dell'animo". La mostra, intitolata "Giorgione. Le maraviglie dell'arte", si aprirà il primo novembre alle Gallerie dell'Accademia e riunirà, accanto alla Pala restaurata del Duomo di Castelfranco e alla celebre Tempesta, altri capolavori del maestro rinascimentale, come / tre filosofie la Laura provenienti da Vienna.
E' un evento che non si ripeteva da cinquant'anni. Pochi, intensi anni Ma facciamo quattri passi nel mistero. Di sicuro, si sa soltanto che Giorgione nacque nel 1477 o nel 1478, che il 25 ottobre del 1510 risultava già morto (di peste) e che l'arco della sua attività va inquadrato, grosso modo, tra gli ultimissimi anni del Quattrocento e il primo decennio del Cinquecento.
Basta. Tutto il resto è affidato alle Vite del Vasari (peraltro con-traddittorie in certi punti delle due redazioni), a qualche biografia fantasiosa e alle rare, lapidarie testimonianze su opere e pagamenti.
Da qui la leggenda, anzi il mito. E da qui, sfruttando proprio l'assordante silenzio dei documenti, anche il fiorire nei secoli di tutta una letteratura romanzesca, con il contorno di attribuzioni fasulle e improvvidi restauri. "Dilettossi continovamente delle cose d'amore - scrive il Vasari - e piacqueli il suono del liuto mirabilmente, anzi tanto, che egli sonava e cantava nel suo tempo tanto divinamente, che egli era spesso per quello adoperato a diverse musiche et onoranze e ragunate di persone nobili".
L'autore delle Vite sostiene anche che Giorgione fu infettato da una "madonna" ammalata di peste, con la quale continuava a praticare ignaro, e in breve tempo se ne andò da questo mondo. Il Ridol-fi, invece, afferma che il pittore, in preda alla disperazione per il tradimento dell'amante con un suo scolaro, morì addirittura di dolore. Quale la verità?
L'alone di mistero, d'altronde, fu alimentato dallo stesso artista con una serie di dipinti dal significato enigmatico. Veri e propri rebus, che tali però non dovevano essere per una cerchia di contemporanei, probabilmente ristretta. Se allegorie e messaggi cifrati rappresentavano una costante nella produzione rinascimentale (e non solo), spesso con una chiave di lettura manifesta e un'altra occulta, va detto che verosimilmente Giorgione si avventurò più di altri in territori di confine e, quindi, minati.
Le sue opere sono state interpretate alla luce di ermetismo, esoterismo, cabala e astrologia, con una fortissi-ma impronta di cultura ebraica. Non un pittore distratto e dedito solo al piacere, dunque, come la leggenda romantica vorrebbe accreditare, ma un personaggio scomodo e complesso, scomparso misteriosamente dalla scena del mondo (poco più che trentenne) come misteriosamente era vissuto.



Le radiografie dei dipinti rivelano, a volte, significativi ripensamenti dell'artista o di chi mise mano a talune rifiniture, come nel caso dei Tre filosofi, sulla cui identità si è scatenata negli anni una ridda di ipotesi (nel 1525, Marcantonio Michiel attribuisce gli ultimi ritocchi a Sebastiano del Piombo). Sono i tre Re Magi? O, piuttosto, sono tre astrologi con tabelle, compassi e regoli a squadra? O, ancora, sono forse Mosè, Maometto e quell'Anticristo che, appunto secondo gli astrologi del tempo, sarebbe arrivato nel 1503-1504, ai momento della grande congiunzione Giove-Luna? Una congiunzione, si badi bene, che forse il pittore ripropose anche sulla facciata perduta del Fondaco dei Tedeschi, come un inquietante presagio. Gli astri, infatti, indicavano disastri, pestilenze e morte proprio nel periodo in cui Giorgione sarebbe scomparso.




 
 
 

 


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