GIUGNO
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2019
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CARLO LEVI - IL VOLTO DEL NOVECENTO
CARLO LEVI "Il volto del novecento" 100 opere di Carlo Levi fra pitture e...

19/08/2013
 
 


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Ranzoni Daniele
MONOGRAFIE » Artisti dalla M alla R

 
   
FOTO PRESENTI 6
 
Ranzoni, Daniele  Ritratto della principessa Antonietta
Ranzoni Daniele
RANZONI, DANIELE RITRATTO DELLA PRINCIPESSA ANTONIETTA
Ranzoni Daniele Giovinetta  inglese (
Ranzoni Daniele
RANZONI DANIELE GIOVINETTA INGLESE (
1886)di Daniele Ranzoni
Ranzoni,Daniele  Veduta del lago maggiore
Ranzoni Daniele
RANZONI,DANIELE VEDUTA DEL LAGO MAGGIORE
Ranzoni, Daniele  Giovane donna al balcone.
Ranzoni Daniele
RANZONI, DANIELE GIOVANE DONNA AL BALCONE.
Olio su cartone appl. Su tavola, 43x33 cm.
Ranzoni  Daniele  Ritratto della contessa Arrivabene
Ranzoni Daniele
RANZONI DANIELE RITRATTO DELLA CONTESSA ARRIVABENE
(1880)
Ranzoni Daniele Ritratto di   Richard  Artur Surtees
Ranzoni Daniele
RANZONI DANIELE RITRATTO DI RICHARD ARTUR SURTEES
(1878)
   
L’arte del Ranzoni
Fin dai primi tempi il Ranzoni si stacca dall’accademismo bertiano per introdurre nella figura il rinnovamento apportato dal Fontanesi nel paesaggio: ricerche di tono, variazioni di stati d’animo che i compagni notano stupefatti già nella realizzazione del saggio finale alla scuola del Bertini.
Non si deve sottovalutare la carica di nuovo ed eterno che emana dalle opere del Piccio.
Se sia stato prima Cremona o Ranzoni a percepire il messaggio artistico è difficile da capire. Si suole pensare che il primo, probabilmente il Cremona, sia stato poi aiutato dall’altro a decifrarlo ed a svilupparlo.
È, però, incontestabile che la spiritualità ranzoniana sia più intima ed alta, come la capacità di non dissolvere la solidità del soggetto nella libertà della pennellata sfatta e sfocata.
Cremona ha, indubbiamente, cultura più vasta e maggior fortuna; Ranzoni un’intuizione più pronta.
Stefania Colombo



Ranzoni, Daniele
(Intra (Novara) 1843-89). Di origini modeste, R rivela
una precoce inclinazione per il disegno che gli vale l’ammissione,
a soli tredici anni, all’Accademia di Brera di
Milano. Consegue il primo premio alla Scuola d’ornato
nel 1857 e conosce Mosè Bianchi, Tranquillo Cremona e
Medardo Rosso. Per volontà delle famiglie di Intra che lo
mantengono agli studi, conclude la Scuola d’ornato all’Accademia
Albertina di Torino (1859-60). Qui, grazie
al marchese di Brème è accolto come «pensionario» del
collegio Caccia di Novara, con una borsa di studio annuale
e l’autorizzazione a proseguire gli studi a Brera
(1860-63). Nel 1864, per volere degli amministratori del
collegio, è iscritto all’Accademia Albertina, ma alla fine
dell’anno la revoca del pensionamento lo costringe a interrompere
gli studi e a rientrare a Intra. Qui, iniziano i
suoi rapporti con l’aristocrazia internazionale che frequenta
il lago, in particolare con i principi Troubetzkoy.
Tra il 1867 e il 1868 R fonda con il fotografo-pittore
Giacomo Imperatori, il Circolo dell’Armonia, che raccoglie
artisti e intellettuali vicini alla scapigliatura. Nello
stesso 1868 rientra a Milano deciso ad arruolarsi nelle file
garibaldine, ma Cremona lo dissuade e inizia quel sodalizio
tra i due artisti destinato a durare sino al 1873.
Li accomuna l’interesse per la creazione di un linguaggio
basato su ricerche di pennellata e di cromatismo, in cui la
luce diviene protagonista del dipinto. Cremona svolge un
ruolo significativo accostando R alla visione di Rembrandt
e al colorismo veneziano del Cinquecento; percontro, a contatto con R la pittura di Cremona si fa piú
sfumata e sensibile alle vibrazioni luminose. Non pare
ancora chiarita la possibile influenza sugli esiti ranzoniani
del paesaggismo di Fontanesi, mentre indiscutibile appare
il richiamo al Piccio. Nel 1872, R diviene socio dell’appena
costituita Famiglia Artistica milanese, creata da
Vespasiano Bignami. In quello stesso anno, R perde il
padre e trova sostegno economico e amicizia presso i
Troubetzkoy e si stabilisce a Villa Ada. La prodigalità dei
suoi ospiti gli consente di invitare liberamente gli amici
scapigliati ed egli tiene uno studio con Cremona. Tra le
opere di questo periodo spiccano il Ritratto del principe
Pietro Troubetzkoy (coll. priv.), che ne rivela le capacità
di introspezione psicologica e il celebre I tre ragazzi
Troubetzkoy col cane (1874: Milano, gam) presentato all’esposizione
di Brera del 1874. Gli stretti contatti che R
intrattiene con l’ambiente aristocratico e cosmopolita delle
dimore sul lago, giustificano il progressivo abbandono
delle mostre ufficiali. Nel 1877 si trasferisce in Inghilterra,
dove grazie all’appoggio delle famiglie Medlicott e Paget,
R viene lanciato come society portrait della nobiltà
terriera, la gentry, facoltosa nei mezzi ed elegante per stile
di vita, ma poco aperta alle novità culturali. Rientrato
per breve tempo in Italia nel 1878, probabilmente per i
funerali di Cremona, decide di interrompere definitivamente
il soggiorno inglese nel 1879 a causa del rifiuto dei
suoi ritratti all’esposizione annuale della ra. Al rientro in
Italia si apre una stagione di intensa creatività, con esiti
di grande finezza, quali il Ritratto della signora Pisani Dossi
(1880: coll. priv.) e il Ritratto della contessa Arrivabene
(1880: Milano, gam), capolavoro della ritrattistica ranzoniana
e ottocentesca. Nel 1885 si manifestano i sintomi
di una grave malattia mentale, destinata a peggiorare progressivamente.
Nei primi mesi del 1886 è ospite dei
Saint-Léger, nella loro proprietà delle isole di Brissago e
vi esegue opere ricche di suggestioni interiori come il
paesaggio Ascona vista dalle isole Saint-Léger (1886: coll.
priv.) e La principessa di Saint-Léger sulla sedia a sdraio
(1886: Milano, gam, raccolta Grassi). Dopo il ritorno a
Intra e una sosta a Miazzina, muore in solitudine nel
1889: Vittore Grubicy, che lo aveva inserito nel 1888
nella sua Italian Exhibition di Londra, organizza la grande
retrospettiva alla Permanente di Milano nel 1890.





 
 
 

 


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