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CARLO LEVI - IL VOLTO DEL NOVECENTO
CARLO LEVI "Il volto del novecento" 100 opere di Carlo Levi fra pitture e...

19/08/2013
 
 


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Pellizza da Volpedo Giuseppe
MONOGRAFIE » Artisti dalla M alla R

 
   
FOTO PRESENTI 14
 
Pellizza da Volpedo Giuseppe ,
Pellizza da Volpedo Giuseppe
PELLIZZA DA VOLPEDO GIUSEPPE ,
Quarto Stato olio su tela, 238 x 540 cm, 1896-1901, Milano, Galleria d'Arte Moderna Così nel Quarto stato, iniziato nel 1898 e terminato nel 1901, è evidente che Pellizza non intendeva rappresentare esclusivamente una scena, sia pure molto importante, della vita sociale del proprio tempo, vale a dire un momento di sciopero e di protesta. Vi compaiono, infatti, delle figure che avanzano verso la piena luce, mentre sullo sfondo campeggia un tramonto: è chiara l'allegoria sociale del popolo che avanza verso un futuro radioso, lasciandosi alle spalle l'età dell'oppressione. Il tema era già stato trattato più volte e continuamente rielaborato da Pellizza, a partire dal 1891, con Ambasciatori della fame, attraverso Fiumana, completata nel 1896, e il bozzetto preparatorio del Quarto stato del 1898, Il cammino dei lavoratori, secondo il titolo inizialmente prescelto, ed era andato ampliandosi ed approfondendosi durante questo percorso, di pari passo con l'evoluzione artistica del soggetto.
Pellizza da volpedo  Ricordo di un dolore
Pellizza da Volpedo Giuseppe
PELLIZZA DA VOLPEDO RICORDO DI UN DOLORE
Pellizza   da Volpedo Panni al sole
Pellizza da Volpedo Giuseppe
PELLIZZA DA VOLPEDO PANNI AL SOLE
(1894), olio su tela, 87x131 cm, Domodossola, collezione privata
Pellizza da Volpedo Sul fienile
Pellizza da Volpedo Giuseppe
PELLIZZA DA VOLPEDO SUL FIENILE
(1893), olio su tela, 133x243,5 cm, collezione privata
Pellizza da Volpedo Speranze deluse (
Pellizza da Volpedo Giuseppe
PELLIZZA DA VOLPEDO SPERANZE DELUSE (
1894), olio su tela, 110x170 cm, Como, collezione privata
Pellizza da Volpedo La processione
Pellizza da Volpedo Giuseppe
PELLIZZA DA VOLPEDO LA PROCESSIONE
(1894-95), olio su tela, 84x155 cm., Milano, Museo della Scienza e della Tecnica
Pellizza da Volpedo  Lo specchio della vita -
Pellizza da Volpedo Giuseppe
PELLIZZA DA VOLPEDO LO SPECCHIO DELLA VITA -
(E ciò che l'una fa e l'altre fanno) (1898), olio su tela, 132x291 cm, Torino, Civica Galleria d'Arte Moderna Questo quadro rappresenta una fila di pecore in cui una segue l'altra in un andare fatale: ci troviamo con tutta evidenza davanti ad una vera e propria allegoria della vita, dove l'umanità procede in massa, senza porsi troppe domande, in una marcia senza inizio e senza fine. Anche il paesaggio in cui questo incedere di pecore è immerso si fa emblematico, entrando in piena consonanza compositiva con gli animali ed esaltandone il valore simbolico. La fila di pecore non è in realtà una fila regolare e omogenea, bensì un comporsi dei diversi animali a intervalli diversi e ben individuati anche da iridescenze sul profilo della parte superiore, che rendono la vibrazione della luce attorno alle forme. L'effetto di allineamento è comunque ribadito dall'orizzontalità dell'argine, verso cui convergono le linee diagonali date dalle chiazze paludose lasciate dal Curone, a loro volta richiamate dalla morbida linea di colline ondulate sullo sfondo; anche le nuvole riprendono in un certo senso questo allineamento ondulato. La tela rivela inoltre la straordinaria invenzione di aprirsi entro una cornice dipinta come se fosse di legno e costituita da una barra marrone con striature molto sottili di rosso e di blu, che rendono più dinamica la costruzione e finiscono per diventare uno strumento raffinatissimo di riaffermazione della linea ondulata come elemento essenziale della composizione.
Pellizza da Volpedo  Idillio primaverile (
Pellizza da Volpedo Giuseppe
PELLIZZA DA VOLPEDO IDILLIO PRIMAVERILE (
1896-1901), olio su tela, diametro 99,5 cm., collezione privata
Pellizza da Volpedo  Il sole
Pellizza da Volpedo Giuseppe
PELLIZZA DA VOLPEDO IL SOLE
Da un nucleo centrale di luce bianca si diparte una fitta trama di tacchette e lineette progressive, che vanno dal giallo al blu, comprendendo tutta la gamma dei colori dell'iride, al fine di rendere la dimensione dell'esplosione luminosa. Ciò comportava un rigidissimo controllo della pennellata, ma anche la composizione nel suo insieme è attentamente studiata, sia nella scelta della posizione dell'orizzonte, quasi in rapporto di sezione aurea con le dimensioni totali del quadro, sia in quella di mettere in sordina qualsiasi elemento della natura, sia in quella di movimentare la linea di fondo tramite piccolissime figure. Su questa scia Pellizza, tra il 1905 e il 1906, studia la capacità di comunicare dei sentimenti che i singoli colori hanno nelle diverse stagioni o nei diversi momenti della giornata.
Pellizza da Volpedo  Il Roveto
Pellizza da Volpedo Giuseppe
PELLIZZA DA VOLPEDO IL ROVETO
Pellizza da Volpedo Statua a Villa Borghese (
Pellizza da Volpedo Giuseppe
PELLIZZA DA VOLPEDO STATUA A VILLA BORGHESE (
1906)
Pellizza da Volpedo Ritratto della mamma
Pellizza da Volpedo Giuseppe
PELLIZZA DA VOLPEDO RITRATTO DELLA MAMMA
Pellizza da Volpedo Ritratto del padre
Pellizza da Volpedo Giuseppe
PELLIZZA DA VOLPEDO RITRATTO DEL PADRE
Pellizza da Volpedo Passeggiata amoroso
Pellizza da Volpedo Giuseppe
PELLIZZA DA VOLPEDO PASSEGGIATA AMOROSO
   
Dopo i primi lavori dipinti secondo i principi del realismo appresi a Bergamo dal Tallone fu indotto dalla conoscenza delle opere del Nomellini del Morbelli, del Segantini, a tentare il metodo del colore diviso, prima su un piano puramente intuitivo (Mammine, 1892)  Pellizza da Volpedo Mammine 1882 , poi più scientifico, grazie al continuo rapporto epistolare con l'amico Morbelli da cui apprese una tecnica divisionistica sistematica, basata su pennellate puntiformi di colore puro, accostate secondo la legge dei complementari, ai fini di una resa più oggettiva della luce. Sensibilizzato dalle letture di Morris, Engels, Tolstoj e Labriola, P. sentì profondamente l'esigenza di un'arte ricca di contenuti umani e approfondì il tema sociale con Il Quarto Stato (1901, Milano, Galleria d'Arte Moderna), opera di grandissimo impegno che lo tenne occupato per diversi anni con bozzetti, studi e disegni. Successivamente P. tornò al paesaggio puro, nella tradizione della scuola di Barbizon  e del Fontanesi : L'amore nella vita (Lonedo, collezione privata) pellizza da volpedo L'amore nella vita , Il sorgere del sole (Torino, collezione privata), Panni al sole (1905; Milano, collezione privata). Alla ricerca di un paesaggio più ampio e grandioso, nel 1906 si recò a Roma, dove lavorò a una serie di opere importantissime per la pittura prefuturista di Balla e Boccioni (Prato fiorito, Roma, Galleria Nazionale d'Arte Moderna; Statua a Villa Borghese, Venezia, Galleria d'Arte Moderna



Pellizza, Giuseppe
(Volpedo 1868-1907). La sua prima formazione si svolse a Milano tra il 1883 e il 1887, dove frequentò l’Accademia
di Brera, risentendo gli echi della scapigliatura e particolarmente di Ranzoni. Dopo un breve soggiorno a Roma e
a Napoli, nel 1888 frequentò per qualche mese l’Accademia di Firenze, dove ebbe per compagno Nomellini e frequentò Lega. Ma tra il 1888 e il 1889, P era stato anche allievo a Bergamo della scuola libera di Tallone, che lo
aveva incitato verso un modellato piú fluido di quello macchiaiolo. Anche il viaggio a Parigi nel 1889 per l’Esposizione  Universale riconfermò a P (che vide soltanto questa «mostra ufficiale») che la strada del realismo, era quella da seguire magari come in Lepage, nell’adesione alla vita contadina. Al ritorno cercò di disporre il colore a tratti allungati, come nello sfondo dei Ritratti dei genitori (1889-90); su questi tentativi si innestò la conoscenza delle tele divisioniste alla Triennale di Brera del 1891; il divisionismo era quanto P riteneva mancasse alle sue opere per raggiungere un massimo di «verità». Tra le tele che impressionarono il giovane P c’è Piazza Caricamento a Genova di Nomellini. Indicativa è una lettera, del 1892,di P all’amico: «... tengo per norma giustissima che i colori messi puri sul dipinto dan maggiore luminosità e brillantezza non noto se messi a puntini o a lineette ecc. mi son convinto per prove». Questi appunti si erano sostitui-ti alle dichiarate intenzioni e propensioni per i quadri allegorici sull’umanità, che nel 1888 lo avevanoportato a progettare un quadro sull’«Umanità che sempre si pasce del progresso di cui gli uomini grandi la nutrono – essi a ogni nuova scoperta che fanno a ogni opera sublime che producono non fanno altro che farlo progredire in venustà e sapere».
Nel 1893-94 aveva sentito l’esigenza di ampliare le sue conoscenze culturali: recatosi a Firenze, vi aveva frequentato all’università le lezioni dello storico Pasquale Villari e le lezioni di estetica di Augusto Conti. Dopo i tentativi di Mammine (1892), P raggiunse esiti scientificamente sicuri in Speranze deluse e Sul fienile, esposti alla seconda Triennale
di Brera nel 1894. Non a caso con queste sue opere P ebbe fortuna presso il pubblico delle esposizioni: Mammine
aveva avuto nel 1892 la medaglia d’oro all’Esposizione Colombiana di Genova; Speranze deluse fu acquistato
nello stesso 1894 dall’ingegner Ponti Grünn di Locate Triulzi; Sul fienile fu scelto come opera da assegnare in
dono a uno dei soci della Società Promotrice di belle arti di Torino nel 1896. Dal 1894-95 P aveva però iniziato ad
acquistare tutti gli opuscoli socialisti e marxisti editi da «Critica sociale»: infatti egli intendeva sviluppare la via
intrapresa con un bozzetto dal titolo Ambasciatori della fame fin dal 1891-92, e per il quale, negli anni Novanta,
aveva potuto trarre spunto solo nelle opere di Longoni. La prima idea era stata fornita a P da manifestazioni operaie
urbane (come documentano alcuni schizzi) ma, subito, per coerenza con il mondo rurale della sua vita (a Volpedo
nel 1890 aveva deciso di vivere e di lavorare) tradusse questo motivo nella realtà contadina. I contadini volpedesi, sino allora ritratti singolarmente e come individui isolati, divennero i protagonisti di un episodio della lotta di classe, uno sciopero e una marcia di protesta, ambientatanella piazzetta di Volpedo antistante Palazzo Malaspina. I gesti dei lavoratori facevano riferimento piú che alla solidarietà umanitaria, postulata dalle società di mutuo soccorso, alla combattività delle leghe di resistenza contadine. Il passaggio da Ambasciatori della fame al piú vasto Fiumana (il cui titolo entusiasmò Tumiati) fu il frutto di uno strenuo impegno intellettuale e di una lunga meditazione sui valori della  classe contadina; e in nuovo approfondimento,P maturò nel 1898, anno delle repressioni milanesi di Bava Beccaris il definitivo Il Cammino dei la-voratori o Quarto Stato. La tela aveva raggiunto le dimensioni di un manifesto-stendardo, rivolto ai contadini e agli operai stessi che avevano posato per le sue figure (nel 1897 e 1898 quello di sinistra Clemente Bidoni; nel 1899 quello centrale Giovanni Zarri, entrambi muratori ma anche lavoratori della terra). L’impegno anche fisico di P era stato enorme; ma, alla esposizione torinese del 1902, constatò che la pittura italiana aveva marciato in tutt’altra direzione: nutrí il dubbio che il suo lavoro non fosse piú attuale, dubbio che i critici d’arte sembrarono confermargli, ma negarono decisamente i giornali e la stampa di classe. La vitalità dell’immagine si manifestò subito in un ambito diverso da quello tradizionale, attraverso cioè la riproduzione fotografica, che esaltava la concreta sintesi delle immagini. Semplificata da questo medium, che ne eliminava gli aspetti tecnici piú riferibili al
processo pittorico, diffusa presso un pubblico assai piú ampio di quello delle esposizioni artistiche, il Quarto Stato
ebbe valore proprio per i contenuti non contingenti, ma globalmente progressivi di incitamento ad affermare ineluttabile
l’emancipazione del proletariato che esso esaltava e celebrava. Questi contenuti si riattualizzavano a ogni riproduzione, caricandosi di volta in volta di diverse sfumature piú o meno rivoluzionarie, secondo il contesto
socialista in cui veniva utilizzata, liquidando i legami con la tradizione pittorica ottocentesca; mutandosi cioè da immagine pittorica in manifesto politico, comunicando contenuti d’avanguardia ai primi anni del Novecento; e la
forza dell’immagine è tale da farla utilizzare come simbolo della classe dei lavoratori ancora ai nostri giorni. VALUTAZIONE: Tra i maggiori esponenti del Divisionismo è firma rara e ricercata, con quotazioni sempre sostenute. I bozzetti ad olio, hanno valutazioni che a partire da 5.000, possono anche superare i 20.000 euro. I disegni, sono stimati fra i 5.000 e i 50.000 euro, secondo la qualità. Gli oli di piccole e medie dimensioni quotano tra i 20.000 e i 150.000 euro; quelli grandi, se di tema sociale o di compiuta realizzazione divisionista, superano i 300.000 euro. Diversi i falsi, anche d’epoca; molte opere riportano sul retro un'autentica redatta dalla figlia dell'artista.
    Record d’asta: 05.06.2001, Aprile nei prati di Volpedo (1906), olio su tela, altezza cm : 53, larghezza cm : 64,5 (Sotheby's - Milano, Lire : 820.000.000, Pounds : 246.000, USD : 328.040, Euro : 425.000) Lotto N° 196





 
 
 

 


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