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CARLO LEVI "Il volto del novecento" 100 opere di Carlo Levi fra pitture e...

19/08/2013
 
 


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La Pittura Veneta dell'Ottocento
PITTURA » Periodi

 
Il Governo di Venezia  rimasto intatto per tanti secoli all'interno  di una chiusa oligarchia, retta da principi  antichi, anche se pieni di saggezza, si trovava completamente sorpassato  ed inadatto all'evoluzioni storiche del Seicento e del Settecento. Al contrario l'arte aveva avuto un continuo  rinnovamento di idee diffuse in ogni strato sociale, che erano riuscite a tener vivo un determinato stile di vita, quasi un' illusione collettiva di fronte alla realtà storica. In pittura bastano pochi nomi per verificarne la vivacità e la continuità  riscontrata nel Settecento : Sebastiano e Marco Ricci, Rosalba Carriera, Giambattista e Domenico Tiepolo, Pietro ed Alessandro Longhi, Bellotto, Canaletto,  Gian Antonio e Francesco Guardi. Con il cambiamento dei tempi Venezia va incontro per quanto riguarda l'arte ad un immiserito razionalismo come se improvvisamente si fossero spente le luci e fossero finite tutte le illusioni che l'arte era riuscita a creare. Il rifugio a tutto questo viene individuato nell'Accademia e come  espressione artistica nel neoclassicimo. Bisognerà aspettare  il rigenerarsi di nuove energie provenienti dalle città della Provincia , come Vicenza , Padova,  Bassano, Trento  e Rovigo perchè arrivi anche alla stessa Venezia  un  nuovo vigore , che la riporta nell'ambito dei maggiori centri italiani; non avrebbe senso infatti un discorso sulla pittura veneta dell'Ottocento senza tener conto  del neoclassicismo , poi del romanticismo ed infine del realismo che in essi si erano sviluppati.  un percorso artistico  che ci faccia comprendere  l'Ottocento in Veneto lo possiamo individuare in tre fasi : il vedutismo -l'Accademia Neoclassica ed il Romanticismo-  La pittura Veneta dopo l'unione con l'Italia



 L'ETÀ DEI LUMI E DELLA RIVOLUZIONE FRANCESE: 1760 - 1814
 
 LE ARTI FIGURATIVE IL QUADRO STORICO
Nella seconda metà del Settecento il panorama artistico è, all'inizio, ancora caratterizzato dai modi raffinati ed eleganti del Rococò. Così, mentre continuano la loro attività pittori come il Canaletto e Francesco Guardi, si affermano, a Venezia, altri "vedutisti". Pietro Longhi e Giovanni Battista Tiepolo
Pietro Falca detto Longhi (1702-1785), fedele cronista della vita cittadina, ritrae con grazia e garbo le abitudini della ricca borghesia veneziana, intenta a divertirsi in modo semplice e familiare
GiamBattista Tiepolo (1696-1770) è il grande pittore di questo periodo.
Veneto anch'egli e grande decoratore di chiese e di case nobili, apre nei soffitti e nelle pareti ampi spazi usando colori trasparenti e creando mondi di sogno. Nella seconda metà del Settecento, il Rococò cedette il passo al Neoclassicismo.
Questo movimento, grazie ad un rinnovato interesse verso l'arte classica dovuto alle scoperte archeologiche di Roma, Ercolano e Pompei, interessò tutti gli aspetti delle arti figurative influenzando anche la letteratura, il costume e la mentalità del tempo.
 L'Illuminismo
Intorno alla metà del Settecento, in Europa si manifestò l'Illuminismo, un nuovo movimento culturale che considerava la ragione il solo lume di verità.
Questa nuova cultura fiorì dapprima in Inghilterra, ma trovò in Francia l'ambiente giusto per svilupparsi.
Si diffuse quindi in tutta Europa presentandosi come una formula per trasformare la società costruendone un'altra più libera e giusta, che perseguisse il progresso e la pubblica felicità.
Gli illuministi dovettero lottare contro due istituzioni politiche e sociali:
- l'aristocrazia, chiusa nei suoi privilegi
- la Chiesa cattolica che fondava il suo potere sulla tradizione e il dogmatismo.
Essi non esitarono ad attaccare con particolare vigore la Chiesa e le sue istituzioni e, condannando duramente le atrocità compiute attraverso i secoli in nome della fede e della religione, proclamarono la necessità di un'ampia tolleranza religiosa.
Sul piano politico:
- condannarono i privilegi e il parassitismo della vecchia aristocrazia feudale
- cercarono l'alleanza con i sovrani invitandoli a farsi interpreti del desiderio di rinnovamento dei loro stati e a provvedere personalmente alla realizzazione del bene e della felicità dei loro sudditi. Il dispotismo illuminato
I sovrani della seconda metà del Settecento si mostrarono sensibili alle sollecitazioni dei nuovi intellettuali e furono numerose le figure di sovrani illuminati che per tutta la seconda metà del secolo operarono in modo da promuovere, con appropriate riforme, quello che essi ritenevano il benessere dei loro sudditi, migliorando l'amministrazione dello Stato e liberandolo dagli abusi della nobiltà e del clero.
I sovrani illuminati, appoggiando la nuova classe sociale della borghesia contro l'aristocrazia e il clero, accrebbero, sia le proprie risorse finanziarie sia il loro potere assoluto e avviarono, in quasi tutti gli Stati europei, una profonda trasformazione delle condizioni politiche e sociali L'Italia nell'Illuminismo
Anche l'Italia fu toccata dal movimento riformatore soprattutto in Lombardia, Toscana e nel Regno di Napoli.
Le repubbliche di Genova e Venezia, invece, si opposero alle richieste di riforma che provenivano dalle nuove classi mercantili e borghesi.
Lo Stato Pontificio, a causa dell'anticlericalismo, attraversò una lunga crisi politica, economica e finanziaria, pertanto si isolò rimanendo fuori della riforma illuminista. Le due grandi Rivoluzioni.
La rivoluzione americana e quella francese furono la rivolta della borghesia e del popolo ad ogni forma di potere assoluto. La rivoluzione americana
Riconobbe l'indipendenza delle colonie inglesi in territorio americano.
La rivoluzione francese
Proclamò la Repubblica francese e portò in tutta Europa voglia di libertà e desiderio di uguaglianza.
La nuova Repubblica francese dovette difendersi soprattutto dalla Prussia e dall'Austria e fu proprio contro questo stato che si scatenò la forza combattiva del giovane generale Napoleone Bonaparte, nella campagna italiana. Napoleone in Italia
Nel 1796 Napoleone occupò il Veneto e vi creò la Repubblica Veneta.
Il giovane stratega fu accolto come un liberatore e i sovrani dei vari stati italiani volevano fare atto di sottomissione.
Ben presto l'ammirazione divenne delusione quando, con la pace di Campoformio, Napoleone cedette all'Austria il Veneto in cambio del Belgio e della Lombardia.
Venezia pagò la sua "liberazione" con la dispersione di molte opere d'arte.
 
 





 
 
 

 


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