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2018
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CARLO LEVI "Il volto del novecento" 100 opere di Carlo Levi fra pitture e...

19/08/2013
 
 


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Francesco Lojacono (Palermo, 1838-1915)
MONOGRAFIE » Artisti dalla G alla L

 
   
FOTO PRESENTI 5
 
Lojacono Francesco Bimbi
Francesco Lojacono (Palermo, 1838-1915)
LOJACONO FRANCESCO BIMBI
Lojacono Francesco Vento di montagna 1872,
Francesco Lojacono (Palermo, 1838-1915)
LOJACONO FRANCESCO VENTO DI MONTAGNA 1872,
olio su tela, 106 x 134,5 cm Firmato e datato in basso a sinistra. Palermo, Galleria d'Arte Moderna "Empedocle Restivo". provenienza: Municipio di Palermo. Il dipinto, conservato alla Galleria d'Arte Moderna di Palermo, è tra i più famosi di Lojacono, ed è citato in gran parte delle pubblicazioni dedicate all'artista. Questa volta non si tratta dell'assolato e immobile paesaggio caratteristico della terra siciliana, numerose volte indagato dall'artista; siamo invece spettatori dell'azione di un fenomeno naturale, il vento che soffia vigoroso, scotendo e piegando gli alberi e i cespugli, spingendo le nubi e svelando tratti di cielo azzurro e zone di luce intensa. Lojacono descrive veristicamente questo scorcio di paesaggio montano e, con una notevole perizia tecnica, si sofferma ad analizzare la natura circostante, proprio come aveva appreso da Filippo Palizzi (il cui ritratto Lojacono, divenuto ormai professore di "pittura di paesaggio e di marina", collocò nell'aula dell'Accademia di Belle Arti, a modello per i suoi allievi). Tuttavia, tale visione realistica è scossa, anch'essa, da un'emozione soggettiva che attenua e quasi dissimula il descrittivismo della veduta.
Lojacono francesco Pioggia
Francesco Lojacono (Palermo, 1838-1915)
LOJACONO FRANCESCO PIOGGIA
Veduta di Palermo  dall’Ospizio marino
Francesco Lojacono (Palermo, 1838-1915)
VEDUTA DI PALERMO DALL’OSPIZIO MARINO
lojacono
Francesco Lojacono (Palermo, 1838-1915)
LOJACONO
   
Dopo avere ricevuto i primi insegnamenti dal padre Luigi, autore di vivaci scene di battaglia. Nel 1856 presentò all'Esposizione di Palermo, sua città natale, l'opera "Paesaggio ideale", in parte collegata all'attività del padre, ma in cui già si rivela quella propensione all'indagine naturalistica che divenne consapevole adesione alla realtà naturale quando, sempre nel 1856, si recò a Napoli per ascoltare gli insegnamenti di Filippo Palizzi. Nel 1860, assieme al padre e al fratello, Francesco seguì Garibaldi nell'impresa dei Mille, un'esperienza che si concluse nel 1862, allorchè il giovane artista fu fatto prigioniero in Aspromonte con Menotti Garibaldi. Rientrato in Sicilia, soggiornò per qualche tempo ad Agrigento presso i fratelli Sinatra, suoi amici e fedeli collezionisti, dove realizzò opere come il "Tempio di Castore e Polluce" e il "Telamonio Agrigentino". Risalgono alla prima metà degli anni settanta, invece, alcune tra le sue opere più rappresentative, caratterizzate da una visione insieme descrittiva e liricamente suggestiva per la luce limpida che definisce e penetra il paesaggio, svelandone la verità. Si tratta di dipinti quali "Monte Catalfano" [cat. 87] (1870), "Monte Erice", "In giardino", "Vento di montagna" [cat. 88] (1872), "Veduta di Palermo" (1875). Nel 1872 Lojacono fu nominato professore onorario di paesaggio all'Istituto di Belle Arti di Napoli. Nel 1873 partecipò all'Internazionale di Vienna con "La valle dell'Oreto"; a Napoli, invece, presentò "Il duello" (o "Giornata di caldo in Sicilia") all'Esposizione del 1876, e nel 1878 espose alla Promotrice, tra le altre, l'opera "I pescatori di ostriche" che gli valse la medaglia d'oro; nello stesso anno partecipò all'Internazionale di Parigi con la "Veduta di Palermo". Degli anni ottanta ricordiamo la partecipazione all'Esposizione nazionale di Roma, nel 1883, con "L'arrivo inatteso" e a quella di Torino, nel 1884, con "Dopo la pioggia". Gli anni novanta si aprono con l'Esposizione nazionale di Palermo del 1891-1892 dove l'artista espose "Autunno", "L'estate" (o "Sulla via di Romagnolo"), "L'Anapo", "Veduta di Palermo dall'Ospizio Marino". Nel 1895 partecipò alla I Biennale di Venezia e nel 1896 ricevette l'incarico di professore di "pittura di paesaggio e di marina" all'Accademia di Belle Arti di Palermo, incarico che svolse fino al 1914, anno in cui dipinse "La raccolta delle olive", suo ultimo quadro.




 
 
 

 


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