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CARLO LEVI - IL VOLTO DEL NOVECENTO
CARLO LEVI "Il volto del novecento" 100 opere di Carlo Levi fra pitture e...

19/08/2013
 
 


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Ussi Stefano
MONOGRAFIE » Artisti dalla S alla Z

 
   
FOTO PRESENTI 1
 
Donna araba al pozzo, 1880.
Ussi Stefano
DONNA ARABA AL POZZO, 1880.
La tela rappresenta una figura femminile seduta sotto un banano che, con le sue ampie foglie, protegge dal sole il pozzo sul quale la donna ha appoggiato la grande anfora trattenuta con la mano sinistra; il viso invece è rivolto a destra, con lo sguardo perso verso l'infinito. La giovane è avvolta in un ampio mantello blu intenso a coprire il capo, incorniciato da un piccolo turbante, che scende lungo le spalle e si avvolge intorno ai piedi, indossato sopra a un abito bianco con profonda e sensuale scollatura, e ampie maniche lunghe; l'abbigliamento è impreziosito da ricchi e vistosi gioielli d'oro e d'argento. La scena è ambientata in un paesaggio desertico, dominato dai toni bruni della sabbia e della pietra, in cui la luce forte e violenta dissolve i contorni delle palme e delle rocce che si stagliano contro un cielo terso e azzurro. Il soggetto della Donna araba al pozzo si lega molto probabilmente ai viaggi esotici di Stefano Ussi, al Cairo nel 1869 e in Marocco nel 1875 (M. A., FUSCO, Avventure artistiche Mediterranee, per i pittori meridionali, in R. BOSSAGLIA [a cura di], Gli orientalisti italiani. Cento anni di esotismo 1830 - 1940, catalogo della mostra, Venezia 1998, p. 32). Non è difficile infatti immaginare come proprio da una scena osservata in questi paesi sia nata l'idea per la tela del Museo Borgogna, realizzata con una pennellata, non priva di aderenze con il linguaggio macchiaiolo, veloce e vibrante che avvicina il dipinto più agli schizzi e ai bozzetti a pastello, realizzati dal pittore durante i suoi viaggi, che alle opere di carattere storico eseguite con una stesura pittorica più compatta (BOSSAGLIA, Gli orientalisti italiani cit., p. 198, nn. 60-63 [schede di Flavia Fossa Margotti]). Nonostante l'assenza di testimonianze documentarie, attraverso cui poter ricostruire l'arrivo del quadro nella raccolta Borgogna, si può comunque ipotizzare che il collezionista l'abbia acquistato direttamente dal pittore, con il quale strinse uno stretto rapporto d'amicizia. Nella casa-museo vercellese, infatti, oltre a questa tela, era presente un cospicuo corpus di dipinti dell'artista fiorentino: un Accampamento marocchino, una replica del 1883 della Cacciata del duca d'Atene da Firenze e Bianca Capello presenta al granduca Francesco I di Toscana gli ambasciatori della repubblica veneta, in cui, nel personaggio con l'armatura, è ritratto il nipote di Antonio Borgogna (C. LACCHIA, La storia del Museo, in C. LACCHIA e A. SCHIAVI [a cura di], Museo Borgogna. Storia e Collezioni, Cologno Monzese, 2001, p. 13). Oltre a queste opere vi era un acquerello rappresentate Una famiglia araba, copia di un quadro di Ussi eseguito dal suo allievo Monti,
   
Assieme a Lega, Buonamici e Mussim, nel 1848 combatte con i volontari toscani a Montanara; viene fatto prigioniero e portato a Theresienstadt, ove ritrae i compagni di prigionia. Rientrato a Firenze, risulta tra i personaggi più influenti del Caffè Michelangiolo nel periodo iniziale, dal 1848 al 1855 circa, essendo tra coloro che più rischiarono per l'animosità verso il dominio straniero. Nel corso del 1852 collabora alla decorazione delle sale del celebre Caffè, eseguendo il dipinto Soldati all'assalto di un castello medioevale.Nel 1854 Ussi vince il pensionato a Roma con Boccaccio che spiega Dante nella chiesa; gli viene poi commissionata l'esecuzione de La cacciata del Duca d'Atene, cui lavorerà durante la permanenza nella capitale negli anni seguenti.A Firenze, nel 1859, l'Artista porta a compimento la vasta tela La cacciata del Duca d'Atene, ultimata e datata 1860, oggi presso la Galleria d'Arte Moderna della città toscana. Il quadro viene presentato l'anno seguente alla Prima Esposizione Italiana tenuta a Firenze, tra l'entusiasmo generale per quello che era ritenuto un caposaldo della pittura storica, e nel 1867 esposto anche a Parigi, ove è premiato con medaglia d'oro. A fianco de Gli Iconoclasti di Morelli, l'opera sancisce, per la pittura toscana, la piena ricerca del vero nel quadro di storia, in cui la composizione è strutturata sull'evidenza chiaroscurale, inserita in un tessuto cromatico luminoso.Nel 1861, all'Esposizione Italiana di Firenze, l'Artista è fra i tredici che rifiutano il premio della giuria perché troppo condizionata dai criteri accademici, così schierandosi decisamente a favore del rinnovamento. Lo stesso anno lo troviamo a Parigi assieme a Gordigiani, Costa, Bechi e Mochi; qui si incontra anche con Banti, Cabianca e Signorini.Alle Esposizioni di Firenze è rarissima la presenza di sue opere. Espone invece nelle importanti mostre nazionali e internazionali. A Monaco, nel 1869, invia Bianca Cappello che riceve gli ambasciatori veneziani, la cui complessa elaborazione ci illumina sull'indole eccessivamente autocritica dell'Artista: il dipinto fu fatto e disfatto più volte e, ritornato dall'esposizione, ricomposto su una tela più grande.Lo stesso anno Ussi si reca al Cairo invitato dal Viceré in occasione delle feste per la canalizzazione di Suez; qui esegue importanti commissioni quali Preghiera nel deserto, opera criticata negativamente da Signorini su "Rivista Europea", e Pellegrinaggio alla Mecca, presentata all'Esposizione di Vienna del 1873, quindi collocata in un palazzo di Costantinopoli. Nel 1875 si reca in Marocco assieme a Cesare Biseo ed Edmondo De Aniicis "con l'ambasceria italiana", come scrive il Fantini (1900), elaborando opere quali Festa a Fez data dall'Imperatore del Marocco all'Ambasciata Italiana, Ricevimento ufficiale e Festa di Maometto a Tangeri, che presenterà alle esposizioni successive, e anche una serie di freschissimi studi, ora conservati in' buona parte alla Galleria d'Arte Moderna di Firenze, caratterizzati da saldezza di taglio impaginativo, scioltezza di tocco e freschezza di colorazione giocata nei toni caldi tra azzurri, bruni e rossi, in cui l'Artista sembra cimentarsi con le più avanzate ricerche toscane sul vero.Nel 1878 egli è presente all'Esposizione Universale di Parigi assieme a Tedesco, Cannicci, Fattori, F. Gioii e Lega; nel 1880 partecipa alla Nazionale di Torino. Lo stesso anno è tra i quindici membri della commissione per il concorso pubblico per la decorazione della Sala delle Adunanze a Palazzo Madama in Roma Professore all'Accademia di Firenze, fu maestro, tra gli altri, di Ferroni, Boldini, Tito Lessi, Vinca, I. Nunes Vais, Tito Conti e Andreotti. Nel 1894 esegue un Machiavelli nello studio, ora conservato alla Galleria d'Arte Moderna di Roma.Muore a Firenze nel 1901, donando alla Galleria Nazionale di Roma una replica di formato ridotto de La cacciata del Duca d'Atene, legando parte dei suoi quadri all'Accademia di Firenze e istituendo un fondo per la realizzazione di un premio di pittura intitolato a suo nome.




 
 
 

 


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