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10
2021
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CARLO LEVI - IL VOLTO DEL NOVECENTO
CARLO LEVI "Il volto del novecento" 100 opere di Carlo Levi fra pitture e...

19/08/2013
 
 


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Carelli Consalvo
MONOGRAFIE » Artisti dalla A alla F

 
   
FOTO PRESENTI 3
 
Carelli     Contadini con  lo sfondo della baia di
Carelli Consalvo
CARELLI CONTADINI CON LO SFONDO DELLA BAIA DI
Consalvi  Veduta del Golfo di Napoli presa dalla vetta degli Astroni 1841,
Carelli Consalvo
CONSALVI VEDUTA DEL GOLFO DI NAPOLI PRESA DALLA VETTA DEGLI ASTRONI 1841,
olio su tela, 190 x 290 cm Firmato e datato in basso a sinistra: "Gonzalvo Carelli fece Napoli 1841". Napoli, Museo di Capodimonte, inv. 7205 (in sottoconsegna al Museo Irpino di Avellino). Provenienza: acquisto reale. Premiato con la piccola medaglia d'oro all'Esposizione borbonica del 1841 e acquistato dalla Casa Reale, il dipinto decreta la benevolenza del re nei confronti del giovane paesista Consalvo Carelli, figlio del più celebre Raffaele, al quale viene concesso, subito dopo la mostra del 1841, per la protezione esercitata dalla regina Maria Isabella di Borbone, di perfezionare gli studi a Parigi, dove risiede dal 1841 al 1844 conclamando il personale successo con le partecipazioni ai Salon. Il paesaggio della Solfatara è realizzato nell'ossequio dei canoni classicistici del paesaggio di composizione: veduta dal vero, ma riformulata in studio con la quinta arborea di carattere scenografico in primo piano, l'elemento archeologico del rudere della Colombaia e l'inserzione delle figure di contadini che completano l'accezione della natura mediterranea florida e felice; schemi, questi, che l'artista adotta di solito quando è impegnato nelle mostre ufficiali dell'Accademia o su richiesta di committenze aristocratiche. Carelli dipinge il paesaggio in funzione rappresentativa e non come libero studio d'interpretazione emotiva. Per questo è sua consuetudine l'impiego di un prototipo di veduta, che egli riutilizza a seconda delle circostanze solo con l'aggiunta di piccole varianti. Questo dato è confermato da una replica del nostro paesaggio, resa nota alla mostra del 1997 (cfr. Napoli 1997, p. 505), più sintetica nei particolari, di dimensioni più ridotte e con un equilibrio di piani scenografici desunto direttamente dal modello dell'opera di Capodimonte.
Carelli              Veduta del Golfo di Napoli presa dalla vetta degli Astroni 1841,
Carelli Consalvo
CARELLI VEDUTA DEL GOLFO DI NAPOLI PRESA DALLA VETTA DEGLI ASTRONI 1841,
olio su tela, 190 x 290 cm Firmato e datato in basso a sinistra: "Gonzalvo Carelli fece Napoli 1841". Napoli, Museo di Capodimonte, inv. 7205 (in sottoconsegna al Museo Irpino di Avellino). Provenienza: acquisto reale. Premiato con la piccola medaglia d'oro all'Esposizione borbonica del 1841 e acquistato dalla Casa Reale, il dipinto decreta la benevolenza del re nei confronti del giovane paesista Consalvo Carelli, figlio del più celebre Raffaele, al quale viene concesso, subito dopo la mostra del 1841, per la protezione esercitata dalla regina Maria Isabella di Borbone, di perfezionare gli studi a Parigi, dove risiede dal 1841 al 1844 conclamando il personale successo con le partecipazioni ai Salon. Il paesaggio della Solfatara è realizzato nell'ossequio dei canoni classicistici del paesaggio di composizione: veduta dal vero, ma riformulata in studio con la quinta arborea di carattere scenografico in primo piano, l'elemento archeologico del rudere della Colombaia e l'inserzione delle figure di contadini che completano l'accezione della natura mediterranea florida e felice; schemi, questi, che l'artista adotta di solito quando è impegnato nelle mostre ufficiali dell'Accademia o su richiesta di committenze aristocratiche. Carelli dipinge il paesaggio in funzione rappresentativa e non come libero studio d'interpretazione emotiva. Per questo è sua consuetudine l'impiego di un prototipo di veduta, che egli riutilizza a seconda delle circostanze solo con l'aggiunta di piccole varianti. Questo dato è confermato da una replica del nostro paesaggio, resa nota alla mostra del 1997 (cfr. Napoli 1997, p. 505), più sintetica nei particolari, di dimensioni più ridotte e con un equilibrio di piani scenografici desunto direttamente dal modello dell'opera di Capodimonte.
   
Figlio primogenito di Raffaele, da cui apprese i primi rudimenti dell'arte, si perfezionò dall'inglese William Leicht nella pratica dell'acquerello, strumento indispensabile per la riproduzione della pittura antica e per l'esecuzione dei paesaggi dal vero. Nel 1830, appena dodicenne, espose nella Mostra borbonica due opere a seppia; nel 1833 ottenne la medaglia d'argento di II classe (per "Piazza della Vicaria"), mentre nel 1835 quella di I classe. Nel 1837, quando si firmava ancora Carelli figlio, ottenne l'acquisto da parte del re di due paesaggi, tra cui "Veduta di Cava" (Napoli, Palazzo Reale). Godette già da giovane di onori e glorie, grazie anche alla protezione di nobili famiglie, come i Gerace e i Meuricoffre, e all'amicizia con il conte di Montesantangelo; verso la metà degli anni trenta soggiornò a Roma, frequentando gli alunni dell'Accademia di Francia, diretta da Vernet, studiando la pittura del Cinquecento e del Seicento e traendo schizzi dal vero nella campagna romana ("Studio sulla via d'Albano", "Campo vaccino", "Tempio di Vesta a Roma", Napoli, Accademia di Belle Arti). Tornò a Napoli nel 1841, quando espose nella Mostra borbonica alcuni paesaggi romani e napoletani ("Veduta del Golfo di Napoli presa dalla vetta degli Astroni" [cat. 6], Avellino, Museo Irpino). Si recò, quindi, con un permesso speciale a Parigi, partecipando alla vita culturale cittadina ed esponendo con successo ai Salons. Ottenne onorificenze e importanti commissioni dai ministeri francesi e dall'aristocrazia locale. Tornato a Napoli nel 1844, partecipò a tutte le mostre del Regio Istituto di Belle Arti con numerose vedute a olio, acquerello e fixè di Napoli, Palermo e Roma. Nel 1845 ottenne la commissione di due paesaggi ("Napoli dai giardini reali di Portici" e "Napoli dai Camaldoli"; San Pietroburgo, Museo dell'Ermitage) da parte dell'ambasciatore russo Potoky. Impegnato anche politicamente, nel 1848 strinse amicizia con il D'Azeglio durante le Cinque Giornate di Milano. Alla mostra del 1859 espose alcuni interni di vaccherie con animali, riscuotendo molto successo anche nel genere animalistico ("Veduta con armenti e i Templi di Paestum"). Nel 1860 partecipò alla battaglia del Volturno; dal 1862 fu presente alle esposizioni della Promotrice napoletana di Belle Arti con paesaggi e acquerelli. Fu collaboratore di Dumas padre per le illustrazioni del testo Da Napoli a Roma ed eseguì un album sulla storia del brigantaggio meridionale (Torino, Biblioteca Reale); nel 1874 fu nominato accademico di San Luca. Nel 1889 lavorò per Vincenzo Bindi (nella cui collezione a Giulianova si conservano numerosissime sue opere) alle illustrazioni dei Monumenti storici ed artistici degli Abruzzi e per Salvatore Di Giacomo alle tavole delle taverne napoletane per Napoli Mobilissima.




 
 
 

 


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