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Sironi Mario 1885 - 1961
MONOGRAFIE » Artisti dalla S alla Z

 
   
FOTO PRESENTI 9
 
Sironi MarioIl  camion giallo, 1919
Sironi Mario 1885 - 1961
SIRONI MARIOIL CAMION GIALLO, 1919
Un camion giallo compare fermo in primo piano, fra gli enormi palazzi della periferia di una grande città, sotto un cielo plumbeo. Tutto è deserto, disabitato, e i caseggiati sullo sfondo sembrano soltanto contenitori vuoti e anonimi. Anche il camion è immobile in mezzo alla strada grigia, che sembra sciogliersi e sollevarsi in lingue nere sul bordo inferiore del quadro, unico elemento dinamico nella composizione spettrale. L'utilizzo della tecnica del collage rimanda al Futurismo, così come il soggetto urbano; la staticità dell'opera e la semplificazione geometrica dei soggetti, invece, richiama la spazialità metafisica. In questa fase stilistica, il linguaggio sironiano si definisce in maniera autonoma: l'esperienza del Futurismo e della pittura metafisica vengono liberamente rielaborati in direzione di una personale interpretazione del paesaggio urbano. A partire dal 1919, infatti, Sironi affronta questo soggetto in moltissime opere, divenute emblematiche dell'artista. Nel corso dei suoi viaggi in Germania, compiuti nel 1908 e nel 1911, l'artista ha modo di riflettere sui paesaggi urbani immortalati dagli espressionisti, in particolare sulle opere di Kirchner: da quest'ultimo Sironi recupera il senso di alienazione e straniamento prodotto dalla metropoli moderna, degli spazi opprimenti e inabitabili. Gli elementi espressionisti si inseriscono tuttavia in una visione potentemente plastica e sintetica, tendente sempre più a un equilibrio classico della forma.
M. Sironi, Periferia, 1920
Sironi Mario 1885 - 1961
M. SIRONI, PERIFERIA, 1920
Olio su tela, 60 x 77 cm Collezione privata, Venezia
Mario Sironi, Paesaggio urbano con camion, 1920-21
Sironi Mario 1885 - 1961
MARIO SIRONI, PAESAGGIO URBANO CON CAMION, 1920-21
Olio su tela, cm 50 x 80 Milano, collezione privata
M. Sironi, Sintesi di paesaggio urbano, 1919
Sironi Mario 1885 - 1961
M. SIRONI, SINTESI DI PAESAGGIO URBANO, 1919
Olio su tela, cm 40 x 43 Collezione privata, Roma
Sironi Mario La Venere dei porti (La donna del pescatore), 1919,
Sironi Mario 1885 - 1961
SIRONI MARIO LA VENERE DEI PORTI (LA DONNA DEL PESCATORE), 1919,
M. Sironi, Sulla cittàL
Sironi Mario 1885 - 1961
M. SIRONI, SULLA CITTàL
'aeroplano collocato in alto a sinistra sorvola l'abitato e sembra quasi imprigionato nella fitta rete di moderni palazzi e grattacieli. Più in basso si vedono qualche piccola casa e le strade, formate da linee colorate che si intersecano in maniera disordinata. Solo un piccolo quadratino di cielo è visibile tra le abitazioni, in alto: la città di Sironi è uno spazio claustrofobico e alienante. Prevalgono le tinte forti, il rosso e il nero in particolare, stese con larghe ed energiche pennellate: esse danno un tono cupo alla composizione, risolta attraverso l'accostamento di masse cromatiche bidimensionali. Sironi realizza quest'opera nel 1914, in seguito alla sua adesione al movimento futurista. Avvalendosi della tecnica del collage, l'artista si concentra sul tema della città, soggetto futurista per eccellenza, inscindibilmente connesso ai temi della velocità e del movimento. Tuttavia il risultato cui Sironi perviene è sostanzialmente differente dagli esiti della contemporanea pittura futurista: i colori sono scuri, la scena è statica e opprimente, strade e palazzi sono vuoti e angoscianti. L'ottimismo futurista nel progresso lascia il posto, nelle tele di Sironi, al dramma esistenziale dell'uomo moderno. Il pittore rappresenta una città fantasma, l'opposto dalla vitale, luminosa e caotica protagonista delle tele di Balla, Boccioni, Severini: la stessa tecnica del collage accentua l'irreale bidimensionalità della composizione. con aeroplano, 1914 Collage, 30 x 20 cm Collezione privata, Roma
Sironi Mario .  Ritratto di Margherita Sarfatti, 1916-17
Sironi Mario 1885 - 1961
SIRONI MARIO . RITRATTO DI MARGHERITA SARFATTI, 1916-17
L'incontro tra Sironi e Margherita Sarfatti risale probabilmente al 1914, quando l'artista si reca a Milano su invito di Boccioni: quest'ultimo, molto amico della Sarfatti, provvede a introdurre Sironi nel vivace ambiente culturale e artistico milanese. Questo ritratto di Margherita Sarfatti, eseguito da Sironi nel corso del pieno svolgimento del suo periodo futurista, mostra tuttavia il ricorso ad uno stile prefuturista. Il disegno rimanda chiaramente alle opere sironiane del periodo divisionista, realizzate prima del 1914: il colore è steso a tratti rapidi e decisi, le deformazioni futuriste lasciano il posto a un morbido e intenso realismo. Obiettivo di tale scelta stilistica è quello di evidenziare, attraverso una materia cromatica ricca e pastosa, intrisa di luce, la psicologia del volto della donna, indagato con un'acuta analisi introspettiva. In queste opere, destinate a un uso privato nell'ambito di una ristretta cerchia di familiari e amici, Sironi tende a privilegiare la resa fisionomica e psicologica del modello, mettendo momentaneamente da parte la ricerca formale futurista a favore di uno stile dal carattere più intimo e privato.
Sironi
Sironi Mario 1885 - 1961
SIRONI
sironi Scogliera
Sironi Mario 1885 - 1961
SIRONI SCOGLIERA
   
Mario Sironi nasce a Sassari il 12 maggio 1885. L'anno successivo la famiglia si trasferisce a Roma, città nella quale l'artista trascorre l'infanzia e l'adolescenza. Nel 1903, dopo essersi iscritto alla facoltà di Ingegneria, abbandona gli studi universitari in seguito a un esaurimento nervoso e si iscrive alla Scuola di nudo presso l'Accademia di belle arti, entrando in contatto con Severini, Balla e Boccioni. Nel 1914 Sironi si trasferisce a Milano, aderisce al Futurismo e presenta le sue opere all'Esposizione libera futurista nella Galleria Sprovieri di Roma. Con l'inizio della I guerra mondiale l'artista si arruola nel Battaglione lombardo dei volontari ciclisti e automobilisti insieme a Boccioni, Marinetti, Russolo, Funi, Erba e Sant'Elia. Nel primo dopoguerra, dopo una breve esperienza metafisica, Sironi diventa un convinto sostenitore della necessità di un recupero della tradizione artistica italiana, condotto attraverso un linguaggio arcaizzante e marcatamente plastico-geometrico. Dopo aver firmato il manifesto Contro tutti i ritorni in pittura (1920), due anni dopo, insieme a Malerba, Bucci, Funi, Dudreville, Oppi e Marussig, dà vita al gruppo dei Sette pittori moderni, subito ribattezzato con il nome di Novecento. Il gruppo, che si avvale del sostegno teorico e critico di Margherita Sarfatti, si presenta al pubblico nel 1923, con un'esposizione alla Galleria Pesaro di Milano; l'anno successivo Sironi partecipa alla XIV Biennale di Venezia, esponendo nella sala dei Sei pittori del Novecento (in seguito alla defezione di Oppi). Nel 1925 l'artista entra a far parte del comitato direttivo del gruppo del Novecento Italiano, trasformatosi in un ampio movimento a carattere nazionale: nel 1926 è tra i promotori della grande esposizione tenutasi a Milano, al Palazzo della Permanente, alla quale partecipano un centinaio di artisti. Nel corso degli anni successivi Sironi prende parte alle più importanti esposizioni del Novecento, in Italia e all'estero, affiancando l'attività artistica a quella di critico d'arte per numerose riviste e periodici. Negli anni '30 si accresce l'interesse dell'artista nei confronti della realizzazione di una sintesi di tutte le arti, in direzione di una ulteriore rivalutazione della tradizione pittorica italiana. Dopo aver progettato, in collaborazione con l'architetto Giovanni Muzio, la Sala delle arti grafiche alla IV Triennale di Monza (1930), Sironi pubblica il Manifesto della pittura murale (1933), sottoscritto anche da Carrà, Campigli e Funi. Nello stesso anno, in occasione della V Triennale di Milano, realizza il grande murale Le opere e i giorni (10 x 11,10 m) e altre opere murali e plastiche, distrutte alla fine della mostra. In seguito, nell'ambito dei lavori di decorazione per il Palazzo di Giustizia di Milano (1936), Sironi esegue il mosaico La Giustizia tra la Legge e la Forza e, per la VI Triennale, il mosaico L'Italia corporativa (8 x 12 m), presentato nel 1937 all'Esposizione Universale di Parigi. Nel 1943 l'artista torna alla pittura da cavalletto, con una personale presso la Galleria del Milione a Milano. Uomo schivo e tormentato, nel rinnovato clima politico del dopoguerra Sironi si chiude in un progressivo isolamento, amareggiato dalla convinzione di non essere stato capito. Negli anni '50 si tengono alcune importanti personali dell'opera di Sironi, in Italia e all'estero: gli vengono attribuiti diversi riconoscimenti, tra i quali il Premio Luigi Einaudi dell'Accademia di S. Luca (1954) e il Premio Città di Milano, nel 1961. L'artista si spegne a Milano il 13 agosto dello stesso anno. Gli esordi artistici di Sironi si collocano intorno al 1905 e rivelano chiaramente l'influsso della pittura di Balla, Boccioni e Severini, con i quali l'artista entra precocemente in contatto a Roma, all'inizio del secolo. In quegli anni Sironi sperimenta la tecnica divisionista e si mostra particolarmente legato, nell'iconografia e nello stile, a Boccioni, per il quale nutre una profonda ammirazione: ne sono testimonianza alcune opere realizzate da Sironi tra il 1905 e il 1910, come La madre che cuce (1905) e l'Autoritratto (1908-10). Nel 1914, trasferitosi a Milano, l'artista aderisce al Futurismo: in questi anni Sironi realizza opere cubo-futuriste caratterizzate da una spiccata tendenza alla schematizzazione, nelle quali attenua il dinamismo futurista e accentua la compattezza volumetrica delle immagini (Il ciclista, 1916). Nelle sue tele, tuttavia, viene meno l'ottimismo futurista nel progresso e nella modernizzazione: al contrario, la consapevolezza del dramma e dell'alienazione dell'uomo moderno sarà una costante della produzione artistica sironiana.




 
 
 

 


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