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2017
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CARLO LEVI "Il volto del novecento" 100 opere di Carlo Levi fra pitture e...

19/08/2013
 
 


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La forchetta di Caterina de' Medici
PITTURA » Tematiche

 
   
FOTO PRESENTI 13
 
Giotto (1226-1337), La  Cena in casa del Fariseo,
La forchetta di Caterina de' Medici
GIOTTO (1226-1337), LA CENA IN CASA DEL FARISEO,
Assisi Basilica inferiore di San Francesco Essenzialità tipica della tavola medioevale. Nessun piatto davanti ai commensali.Un piatto unico da cui si attingeva il cibo. Unica posata era un coltello a lunga lama da usare in comune.
Duccio da Buoninsegna 1255-1318), Ultima Cena,
La forchetta di Caterina de' Medici
DUCCIO DA BUONINSEGNA 1255-1318), ULTIMA CENA,
(Siena, Museo dell'Opera della cattedrale Austerità della tavola con una tovaglia tessuta a piccole losanghe
 Autore ignoto, Ultima cena
La forchetta di Caterina de' Medici
AUTORE IGNOTO, ULTIMA CENA
Anche in questa immagine si pone in risalto il fatto di servrsi con le
Cristoforo e Nicolao da Seregno, Ultima cena
La forchetta di Caterina de' Medici
CRISTOFORO E NICOLAO DA SEREGNO, ULTIMA CENA
, Arbedo San Paolo Davanti ad ogni commensale un pezzo di pane, all'epoca detto "quadra" che faceva le veci del piatto sul quale era depositato il cibo, preso dai piatti comuni e portato alla bocca con le mani.
Duccio di Buoninsegna, Seconda apparizione di Cristo agli apostoli,
La forchetta di Caterina de' Medici
DUCCIO DI BUONINSEGNA, SECONDA APPARIZIONE DI CRISTO AGLI APOSTOLI,
Siena, Museo dell'Opera della Cattedrale Il dettaglio dei pesci sui due taglieri di legno posti al centro della tavola riprende il testo evangelico di Luca" li presentarono una porzione di pesce"
Ghirlandaio  Domenico, ultima cena
La forchetta di Caterina de' Medici
GHIRLANDAIO DOMENICO, ULTIMA CENA
Cenacolo Chiostro di Ognissanti Firenze I bicchieri sono singoli
Giovanni Agostino da Lodi (1467-1525), Cena in Emmaus
La forchetta di Caterina de' Medici
GIOVANNI AGOSTINO DA LODI (1467-1525), CENA IN EMMAUS
L'Artista presenta la tavola secondo i costumi più evoluti della Venezia fine '400. Compaiono i piatti di peltro di fronte a ogni commensale; individuali sono i coltelli con manico di legno e i bicchieri. Due sono le raffinate bottiglie e le eleganti saliere, montate su piccole sfere dorate da strisciare sul tavolo (particolare). Sulla tavola, sia pure arricchita, non compare la forchetta. Gli inservienti presentano i piatti dai quali il cibo sarà prelevato con le mani e posto nel piatto individuale; sempre con le mani sarà poi portato alla bocca. Un inserviente, alle spalle di Gesù, versa da una brocca l'acqua in una coppa, che serve per la "purificazione" delle mani. Cristo risorto appare al centro del tavolo; sui lati i due pellegrini. Un riferimento al Vangelo di Luca: "E avvenne che stando a tavola con essi prese il pane, e lo benedisse, e lo spezzò, e ad essi lo porse(XXIV) 30*.
Jame Serra ( Ultima cena
La forchetta di Caterina de' Medici
JAME SERRA ( ULTIMA CENA
seconda metà del XV sec), , Palermo Galleria regionale L'artista evidenzia l'uso della "quadra" una fetta di pane usata come piatto. Un apostolo spalma cibo sulla quadra con l'unico coltello esistente
Piero Vannucci detto il Perugino,Ultima Cena,
La forchetta di Caterina de' Medici
PIERO VANNUCCI DETTO IL PERUGINO,ULTIMA CENA,
Monastero Sant'Onofrio Firenze Introduce per la prima volta un utensile con unica punta, che pur non essendo una forchetta ne anticipa gli attributi funzionali. La nuova posata è ostentata in mano dell'apostolo Taddeo e in quella di Bartolomeo
Sodoma (1477-1549), S. Benedetto a tavola con i suoi monaci.
La forchetta di Caterina de' Medici
SODOMA (1477-1549), S. BENEDETTO A TAVOLA CON I SUOI MONACI.
Abbazia di Monte Oliveto Maggiore. Nella regola di S. Benedetto il nutrimento materiale era perfezionato con quello spirituale, ascoltando, nel più assoluto silenzio, la parola evangelica letta da un confratello dal pulpito sopraelevato, in armonia col motto "ora et labora". Sulla tavola, piccoli taglieri di legno, con sopra due pesci, svolgono le funzioni del piatto individuale. L'apparecchiatura è completata da bicchieri singoli, tre saliere a base larga, da strisciare sul tavolo, piccole vaschette metalliche per le salse, tre bottiglie, un solo coltello di uso collettivo. In primo piano un piatto con verdure, con a lato un prototipo di forchetta a tre punte. Si tratta di una delle prime immagini in cui compare la forchetta, che non nasceva come posata individuale, ma per prelevare il cibo dal piatto comune; diremmo oggi, come posata dì portata. In basso, in primo piano, la consueta presenza degli animali domestici, cani e gatti, che partecipano a pieno titolo al convivio con l'utile compito di pulire il pavimento dai cibi avanzati e gettati in terra secondo i dettami della buona creanza. L'artista al di là della bellezza stilistica, ama raccontare e dare valori descrittivi alle sue opere, per cui ogni particolare assume un significato. Le severe regole monastiche escludevano l'uso della carne; compaiono infatti sulla tavola solo pesci e verdure. Prima di iniziare il pasto all'abate Benedetto veniva presentato il vino per la benedizione e il primo sorso. La consuetudine poteva rappresentare un serio pericolo: essere avvelenato da qualche malintenzionato che non sopportava la severa disciplina comunitaria. Nell'immagine si fa esplicito riferimento a questa ritualità, ma Benedetto, dotato di prudenza, guarda un monaco alla sua sinistra al quale sembra aver delegato il compito della benedizione e dell'assaggio... Benedetto non ha di fronte a sé la pagnotta come gli altri monaci, ma dei bastoncini di pane biscottato, a lui riservati. Si tratta, verosimilmente, di un richiamo ad un altro episodio di tentato avvelenamento, questa volta con una pagnotta ricevuta in dono da un prete invidioso. Benedetto, insospettito, fa allontanare quel pane da un ubbidiente corvo che ogni giorno si introduceva nel refettorio per beccare il cibo dalle sue mani. Benedetto tiene un pezzetta di pane fra le dita, si tratta verosimilmente della razione preparata per il corvo che, come racconta la storia, tornò svolazzante e, come sempre, "prese il suo cibo dalla mano dell'uomo di Dio". Il monaco, seduto a tavola in primo piano, tiene nella mano sinistra la sua porzione di pane, mentre con la destra afferra la pagnotta del frate vicino, che rimane con la mano sospesa e lo sguardo attonito, ma, rispettando la regola del silenzio, non reclama e subisce ricordando S. Benedetto: "perché rattristarsi per un misero pane e non riporre maggiore fiducia nel Signore?", "fede scarsa, pane scarso, ma consolatevi domani ne avrete in abbondanza". E la mattina seguente, fuori della porta, furono trovati molti sacchi di farina. Infine la rondine raffigurata sul passante di ferro sotto il soffitto è un esplicito richiamo alla festa di San Benedetto che, prima della riforma del calendario liturgico di Paolo VI, ricorreva il 21 marzo, inizio della primavera, che coincideva con l'arrivo de/le prime rondini come ricorda il proverbio:"per San Benedetto la rondine è sotto il tetto".
Sodoma  part da S.Benetto
La forchetta di Caterina de' Medici
SODOMA PART DA S.BENETTO
Sodoma, part: in prima piano una forchetta
Sandro Botticelli,  Banchetto nuziale di Nastagio degli Onesti,
La forchetta di Caterina de' Medici
SANDRO BOTTICELLI, BANCHETTO NUZIALE DI NASTAGIO DEGLI ONESTI,
coll. privata Le due giovani donne in primo piano tengono in mano una piccola forchetta a due punte
Part.Banchetto nuziale di Nastagio degli Onesti
La forchetta di Caterina de' Medici
PART.BANCHETTO NUZIALE DI NASTAGIO DEGLI ONESTI
Sandro Botticelli, , coll. privata Le due giovani donne in primo piano tengono in mano una piccola forchetta a due punte
   
"Dame e Gentiluomini: afferrare la carne a tocchi con le dita dal piatto è, come minimo, indecoroso e considerato intollerabile nella città da cui provengo. Esistono metodi migliori: osservate". La nobile signora, seduta al centro di una lunga tavola, apre un astuccio dov'è inciso il suo stemma, estrae un curioso oggetto con tre punte metalliche acuminate, lo prende con le dita affusolate della mano destra. Infilza un pezzetto di carne che solleva con eleganza. "Et voilà"! Separa la carne dalle punte di metallo e l'assapora. La scena fa riaffiorare alla mente un banchetto, nel lontano 1535, a Fontainebleau alla presenza di Caterina de' Medici: pronipote di Papa Clemente VII, ultima discendente del Magnifico, moglie di Enrico d'Orléans e regina di Francia, che trasformerà la sua corte in una delle più raffinate d'Europa. Caterina de Medici, anche se non "inventò" la forchetta, ne introdusse l'uso individuale alla Corte di Francia. A Firenze le posate erano in uso da molto tempo. Nel 1492, nell'inventario dei beni di Lorenzo il Magnifico, compaiono coltelli, cucchiai e ben 56 forchette. Sulla tavola di Lorenzo, nella seconda metà del quattrocento, l'uso della forchetta è ormai una consuetudine. Caterina, proveniente da Firenze, città ritenuta la più raffinata, elegante e intellettuale d'Europa, apporta un tocco di civilizzazione alla vita di corte francese, fra cui l'uso della forchetta: un raffinato gesto di grazia femminile. Ma questo è solo un dettaglio: introduce infatti anche l'amore per la fine biancheria intima, i freschi profumi ("L'Acqua della Regina", arrivata da Firenze, fu poi ribattezzata "Eau de Cologne"), i tovagliati, i ricami, e i raffinati fazzoletti da naso. Il suo gusto si estende alla cucina, all' arte, alla letteratura e la musica. L'uso della forchetta non nasce come scelta razionale dettata da norme igieniche, ma piuttosto per risolvere situazioni di "disagio" e di "imbarazzo" verso gli altri commensali e per la sensazione soggettiva di "sgradevolezza" originata dal dover prendere il cibo con le mani dal piatto comune. Sensazioni successivamente interiorizzate come "rituali" e "tabù". Ci si sporcavano le mani e si rendeva indecente la tovaglia o il tovagliolo usati per pulirle. La forchetta compare inizialmente come oggetto unico per prendere le pietanze dal piatto comune, per evitare che vi si intingano le mani. Solo in seguito diventa un oggetto di uso individuale. Venezia è la prima città italiana ad adottare l'uso della forchetta. All'inizio dell'anno mille, il figlio del Doge Pietro Orseolo sposò Teodora una eccentrica principessa Bizantina nella cui cerchia era già in uso la forchetta. Raccontano i cronisti dell'epoca che, in occasione di un banchetto, "essa portava il cibo alla bocca servendosi di una piccola forchetta in oro a due rebbi". Ciò suscitò scandalo e viva disapprovazione, come d'altra parte avveniva all'epoca per ogni usanza di carattere innovativo, tendente a modificare tradizioni e costumi consolidati. L'uso della forchetta tarda ad affermarsi perché ritenuta quell'"instrumentum diaboli" contro cui aveva tuonato, nelle sue prediche, san Pier Damiani (1007-1072), in nome della semplicità dei costumi. Sulla principessa bizantina fu addirittura invocata la collera divina. A metà del '600 i galatei consigliavano ancora alle nobili signore di prendere il cibo con le mani piuttosto che con "pezzi d'argento"! Solo alla fine del cinquecento la struttura dei rapporti sociali muterà al punto da considerare la forchetta una esigenza naturale. Tra il '500 e il '600, col suo posto fisso sulla tavola, comincerà a brillare al lume di candela accanto ai piatti. L'uso della forchetta, anche se con l'evolversi dei costumi non sarà più ritenuto riprovevole e da condannare, ancora per lungo tempo sarà considerato un'eccentrica raffinatezza, una ostentazione di status sociale e di potere. Il Re di Francia Enrico III, figlio di Caterina de Medici, amante delle novità, veniva dileggiato per l'ostentazione che ne faceva a corte. Ancor oggi, se qualcuno si comporta in modo volutamente ricercato e affettato, "parla in punta di forchetta"! Certe forme linguistiche, che ci fanno conoscere parte del nostro passato, dimostrano come la cultura popolare riesca spesso a tramandare quel filo costante che ci lega a tradizioni lontane di secoli, riportandoci alla semplicità essenziale della vita.




 
 
 

 


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