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2020
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CARLO LEVI - IL VOLTO DEL NOVECENTO
CARLO LEVI "Il volto del novecento" 100 opere di Carlo Levi fra pitture e...

19/08/2013
 
 


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Manet Edouard
MONOGRAFIE » Artisti dalla M alla R

 
   
FOTO PRESENTI 25
 
Manet Edouard Il balcone
Manet Edouard
MANET EDOUARD IL BALCONE
Edouard Manet, Il balcone, 1868-69 Altra «opera d’àpres» di Manet, che in questo quadro riprende un soggetto analogo realizzato qualche decennio prima da Goya, è «Il balcone». In questo riprendere dipinti di maestri precedenti, Manet istituisce spesso un dialogo diretto con il passato, che è decisamente illuminante per comprendere la novità tecnica della sua pittura. Le immagini dipinte da Manet, rispetto a quelle del passato, appaiono più piatte e meno dotate di volume. Tuttavia, se osserviamo alla giusta distanza il dipinto e con un solo colpo d’occhio, esso ci appare più vero dei quadri precedenti. Il motivo è che l’occhio, guardando la realtà, coglie soprattutto macchie di colore, mentre il chiaroscuro è un effetto locale che si coglie osservando un particolare da vicino ma che difficilmente si percepisce in una visione d’insieme. Ed anche in questo quadro Manet si muove con grande virtuosismo, dimostrandoci che la percezione visiva funziona soprattutto per contrasto tonale. Si noti ad esempio il diverso effetto che fa il verde sulle vesti bianche delle donne rispetto a quello che produce sullo sfondo delle persiane. O come avviene la diversa definizione delle figure rispetto allo sfondo oscuro, dove le donne si stagliano nell’intera figura grazie ai loro vestiti bianchi, mentre l’uomo con il vestito nero ne viene quasi inghiottito per far emergere solo le parti di tonalità chiara: il volto, le mani e la camicia bianca.
Manet Edouard  Sunatore di piffero
Manet Edouard
MANET EDOUARD SUNATORE DI PIFFERO
Con questo quadro M. si inserisce nel filone di Velazquez e riesce a tradurlo in maniera moderna, la tavolozza si ravviva
Manet Edouard  Combattimento tra il Kearsarge e l'Alabama
Manet Edouard
MANET EDOUARD COMBATTIMENTO TRA IL KEARSARGE E L'ALABAMA
Combattimento tra il Kearsarge e I' Alabama. L'«Alabama», una nave da guerra confederata inseguita dalla corazzata dell'Unione Kearsarge, enormemente più grande e più potente, aveva fatto scalo al porto di Cherbourg per riparazioni e rifornimenti. Secondo il diritto internazionale, alle navi di una nazione in guerra è permesso attraccare solo in porti neutrali per pochissimi giorni, trascorsi i quali devono riportarsi su acque internazionali. La «Kearsarge» si mise in attesa appena fuori dalle acque territoriali francesi. pronta a scagliarsi contro la nave confederata quando il suo periodo di permesso nel porto di Cherbourg fosse terminato. Alla metà di giugno del 1864, la guerra civile era tutt'altro che conclusa e l'equipaggio confederato jvrebbe potuto abbandonare la propria nave a Cherbourg. L'opinione pubblica era schierata a suo favore e avrebbe potuto trovare protezione in Francia fino a che non fosse stato firmato un armistizio. Invece coraggiosamente (o stupidamente... chi può dirlo?) rimase a bordo del vascello, salpò dal porto con l'«Alabama» che fu immediatamente attaccata e affondata dalla «Kearsarge». Migliaia di agiati parigini alla ricerca di sensazioni toni si recarono a Cherbourg per vedere l'«Alabama» e Der essere presenti quando l'equipaggio avrebbe abbandonato la propria nave o avrebbe salpato per affrontare !a morte. Gli alberghi erano completi da giorni, ristoranti : cabaret fecero affari fenomenali prima che la gente ritornasse a Parigi dopo che anche gli ultimi sopravvissuti furono recuperati da una vicina nave inglese. Manet realizza la scena secondo la tradizione dellapittura marinaresca olandese, sostituendo la sua pennellata dinamica e a macchie di colore con l'elaborata e cauta finezza di artisti come Bakhuijzen. Ma la tradizione olandese delle battaglie navali è basata su di un essenzia le «sine qua non»: lo spettatore deve essere in grado di capire immediatamente che la nave vittoriosa sarà quelli olandese e che la vittoria non è che un altro glorioso episodio nella storia della nazione olandese. Il proposito che da forza e ragion d'essere alla pittura marinaresca olandese è tristemente assente dalla pittura di Manet. A meno che non si sia a conoscenza delle circostanze in base alle quali il dipinto fu concepito, si potrebbe facilmente pensare che esso non rappresenti nulla di più di interessante di un normale passaggio di navi. Non c'è neppure alcun particolare motivo per il quale le nuvole di fumo debbano rappresentare spari di cannone. In effetti Manet ha inserito nel dipinto l'atteggiamento con il quale il pubblico dell'epoca (e per estensione la stessa cosa è ancora più vera per l'atteggiamento di oggi) ha assistito a un evento drammatico nel quale concetti come onore-morte, brutalità sono inscindibilmente collegati fra loro. La folla che si recò a Cherbourg non ci andò per essere testimone di una tragedia terribile e inutile. Andò per assistere a uno spettacolo, proprio come noi oggi, più avanti dal punto di vista tecnologico, accendiamo la televisione dopo cena per vedere scene della fame in Africa o della distruzione della riserva terrestre di ossigeno in Brasile. Fred Licht
Manet Edouard Colazione nell'Atelier
Manet Edouard
MANET EDOUARD COLAZIONE NELL'ATELIER
Un giovane che occupa il centro della scena è affrancato da ambedue le parti da una quantità di oggetti che hanno (o hanno avuto) uno specifico significato simbolico. A sinistra del ragazzo (sul lato «sinistro» o sfavorevole) si trova un uomo comodamente abbandonato al piacere del fumo, ci sono ostriche (che ancora oggi sono ritenute un potente afrodisiaco) e tutti gli altri piaceri delfumo, ci sono ostriche (che ancora oggi sono ritenute un potente afrodisiaco) e tutti gli altri piaceri della tavola. Alla destra del giovane (sul lato «destro» cioè virtuoso) si trova un'armatura (evidente simbolo della «virtus» maschile6), un gatto intento a lisciarsi per essere più pronto alla caccia, una donna al lavoro, impegnata in ciò che il suo ruolo nella vita le richiede. Possiamo comprendere ancor di più tutto questo, ricordando la definizione di Baudelaire del dandy come di un Hercule dé-soeuvré e dedurre con certezza che il quadro rappresenta una «scelta di Èrcole» in chiave moderna. Per un attimo potremmo essere tentati di allontanarci, totalmente sicuri di aver trovato la soluzione dell'enigma di Manet. Ma ovviamente la soddisfazione per la riuscita del nostro modesto esercizio iconografico dovrebbe metterci in guardia da possibili errori. Saltando direttamente alla conclusione di essere di fronte semplicemente a un altro tentativo di realizzare una allegorie réelle alla Courbet, cadiamo in una trappola studiata appositamente per noi da Manet. Se c'è una qualche intenzione allegorica, un significato accettabile e specifico in Colazione nell'atelier, esso risiede solamente nel sardonico contrasto tra ciò che un tempo si sarebbe potuto capire osservando due diversi gruppi di nature morte alla destra e alla sinistra di un giovane. Nel quadro di Manet, l'Èrcole putativo ha lasciato dietro di sé sia il vizio che la virtù e si trova radicalmente staccato da ciò che lo circonda. Pensiamo di riuscire a intuire la promessa di un più alto proposito, che ci permetta di distinguere il vizio dalla virtù nel quadro, ma quando guardiamo ancora, ciò cui ci troviamo di fronte è solo una realtà casuale come ostriche, limoni, armature, un gatto, una donna al lavoro, un uomo che si gode il piacere effimero di una buona fu-mata dopo il pasto e un adolescente separato dall'armatura tanto quanto dalle ostriche. Con l'usuale trovata ironica di accostare passato e presente, Manet ci fa tornare alla memoria un'epoca più felice che ancora possedeva la miracolosa e fiduciosa capacità di decifrare il significato spirituale dietro le apparenze. La facoltà di andare al di là dell'apparenza è ormai svanita. Ciò che i nostri sensi percepiscono può avere un ulteriore significato o può non averlo. Non siamo in grado di dirlo. Ai «pochi fortunati» di stendhaliana memoria ai quali si rivolge Manet piace essere stuzzicati da gruppi di oggetti del tipo di quello disposto per noi in Colazione nell'atelier, illudendosi per un attimo di poter ancora evocare suggestioni di questo tipo. Molto più tardi Joyce in Ulisse avrebbe offerto un simile servizio a chi di noi avesse voluto vedere le nostre povere esistenze investite di un significato più alto. Ma in pratica non possiamo fare nulla di meglio che rimpiangere la perdita di quelle facoltà che ci permettono di penetrare l'anima delle cose... facoltà che gli artisti di un tempo esercitavano con risultati davvero ammirevole Fred Licht
Manet Edouard   The Vienese: Portrait of Irma Bruner in a Black Hat,
Manet Edouard
MANET EDOUARD THE VIENESE: PORTRAIT OF IRMA BRUNER IN A BLACK HAT,
1880, 54x46cm. Paris, Louvre.
Manet Edouard   Claude Monet Working on his Boat in Argenteuil,
Manet Edouard
MANET EDOUARD CLAUDE MONET WORKING ON HIS BOAT IN ARGENTEUIL,
1874, 50x64cm. Munich, Neue Pinakothek.
Manet Edouard   Boating,
Manet Edouard
MANET EDOUARD BOATING,
1874, 97x130cm. New York, The Metropolitan Museum of Art.
Manet Edouard  Argenteuil,
Manet Edouard
MANET EDOUARD ARGENTEUIL,
1874, 150x115cm. Tournai, Musee des Beaux-Arts.
Manet Edouard   Portrait of Stephane Mallarme,
Manet Edouard
MANET EDOUARD PORTRAIT OF STEPHANE MALLARME,
1874, 27,5x36cm. Paris, Musee d'Orsay.
Manet Edouard Young Girl on the Threshold of the Garden at Bellevue,
Manet Edouard
MANET EDOUARD YOUNG GIRL ON THE THRESHOLD OF THE GARDEN AT BELLEVUE,
1880. Private collection.
Manet Edouard  The Absinthe Drinker,
Manet Edouard
MANET EDOUARD THE ABSINTHE DRINKER,
1858-59r., 81x106cm. Copenhagen, Ny Carlsberg Glyptotek.
Manet Edouard  Canal grande
Manet Edouard
MANET EDOUARD CANAL GRANDE
Manet Edouard    Frutta da tavolo
Manet Edouard
MANET EDOUARD FRUTTA DA TAVOLO
Manet Edouard  Caffe a Piazza del  Teatro
Manet Edouard
MANET EDOUARD CAFFE A PIAZZA DEL TEATRO
Manet Edouard Bon Block
Manet Edouard
MANET EDOUARD BON BLOCK
Manet Edouard  Giovane che  beve
Manet Edouard
MANET EDOUARD GIOVANE CHE BEVE
Manet Edouard  Clemenceau
Manet Edouard
MANET EDOUARD CLEMENCEAU
Manet Edouard Angelina
Manet Edouard
MANET EDOUARD ANGELINA
Manet Edouard   Eva Gonzales
Manet Edouard
MANET EDOUARD EVA GONZALES
Manet Edouard  Neve a Montegou
Manet Edouard
MANET EDOUARD NEVE A MONTEGOU
Manet Edouard  Angolo di  un caffè concerto
Manet Edouard
MANET EDOUARD ANGOLO DI UN CAFFè CONCERTO
Manet Edouard  Eva nello studio del pittore
Manet Edouard
MANET EDOUARD EVA NELLO STUDIO DEL PITTORE
Manet Edouard  Boncerto alle Teulleries
Manet Edouard
MANET EDOUARD BONCERTO ALLE TEULLERIES
Manet Edouard  Berthe Morisot
Manet Edouard
MANET EDOUARD BERTHE MORISOT
Manet Edouard giovane sdraiata in costume spagnolo.
Manet Edouard
MANET EDOUARD GIOVANE SDRAIATA IN COSTUME SPAGNOLO.
   
Notevole influenza ebbe sulla definizione del suo stile anche la conoscenza delle stampe giapponesi. Nell’arte giapponese, infatti, il problema della simulazione tridimensionale viene quasi sempre ignorato, risolvendo la figurazione solo con la linea di contorno sul piano bidimensionale. Manet è stato un pittore poco incline alle posizioni avanguardistiche. Egli voleva giungere al rinnovamento della pittura operando all’interno delle istituzioni accademiche. E, per questo motivo, egli, pur essendo il primo dei pittori moderni, non espose mai con gli altri pittori impressionisti. Rimase sempre su posizione individuale e solitaria anche quando i suoi quadri non furono più accettati dalla giuria del Salon. Le sue prime opere non ebbero problemi ad essere accettate. La rottura con la critica avvenne solo dopo il 1863, quando Manet propose il quadro «La colazione sull’erba»  Colazione sull'erba  In questa tela sono già evidenti i germi dell’impressionismo. Manet aveva abbandonato del tutto gli strumenti classici del chiaroscuro e della prospettiva per proporre un quadro realizzato con macchie di colori puri e stesi uniformemente. In esso, tuttavia, l’occhio riesce a cogliere una simulazione spaziale precisa se osservato ad una distanza non ravvicinata. Nello stesso anno realizzò l’«Olympia»   Oympia . Come «La colazione sull’erba», anche questo deriva da un soggetto tratto da Tiziano. Da questo momento, infatti, molte delle opere più famose di Manet derivano da soggetti di pittori del passato, quasi a rendere omaggio a quei pittori tonali a cui lui aveva sempre guardato. Ne «Il balcone» riprende un analogo soggetto dipinto da Goya. E sempre da Goya («La fucilazione dell’8 maggio 1808»)  Fucilazione  deriva il suo «Esecuzione dell’imperatore Massimiliano». Da Velazquez («Las meninas») riprende le visioni riflesse che si ritrovano nel suo caleberrimo «Bar aux Folies Bergère». Tutti questi quadri sono la dimostrazione inequivocabile di come la pittura di Manet sia decisamente moderna, sul piano della visione, rispetto a quella del passato. Tuttavia, questo progresso non fu compreso proprio dal mondo accademico del tempo, al quale in realtà Manet si rivolgeva. Fu invece compreso da quei giovani pittori, gli impressionisti, anche loro denigrati e rifiutati dal mondo ufficiale dell’arte. Nei confronti degli impressionisti Manet ebbe sempre un atteggiamento distaccato. Partecipava alle loro discussioni, che si svolgevano soprattutto al Cafè Guerbois, e, in seguito, al Cafè della Nouvelle Athènes, ma non espose mai ad una mostra di pittura impressionista. Egli, tuttavia, non rimase impermeabile allo stile che egli stesso aveva contribuito a far nascere. Dal 1873 in poi, sono evidenti nei suoi quadri le influenze della pittura impressionista. Il tocco diviene più simile a quello di Monet, così come la scelta di soggetti urbani («Bar aux Folies Bergère») rientra appieno nella poetica dell’impressionismo  Bar . Egli, tuttavia, conserva sempre una maggior attenzione alla figura e continuerà sempre ad utilizzare il nero come colore, cosa che gli impressionisti non fecero mai.
 



Biografia Edouard Manet nasce a Parigi nel 1832 e fin da giovane si dimostra poco incline agli studi e molto attratto dal disegno e dalla pittura. Per dissuaderlo dall'intraprendere la carriera dell'artista il padre lo fa imbarcare, appena sedicenne, su un vapore in partenza per Rio de Janeiro, con la speranza di avviarlo, se non alla carriera di magistrato, almeno a quella di comandante navale di lungo corso. Il viaggio si rivela estremamente stimolante per la maturazione artistica di Manet, ma dal punto di vista paterno, invece, costituisce un vero e proprio fallimento in quanto l'indisciplinato giovane non dimostra alcun interesse per la vita di bordo e l'esito dell'esame per ufficiale di marina è una secca bocciatura. Così la famiglia assecondò la passione per l'arte di Edouard. La formazione artistica di Manet incomincia nel 1850 presso Thomas Couture, un mediocre pittore accademico, tipico rappresentante della pittura ufficiale del Secondo Impero, specializzato in rappresentazioni storiche. Il giovane allievo, però, dimostra ben presto una forte insofferenza per l'arte del maestro, da lui giudicata vuota e innaturale, tanto che nel 1856 ne lascia l'atelier. Nel frattempo viaggia in Olanda, Germania, Austria e Italia. Nei musei di quei paesi ammira soprattutto i coloristi del passato: da Tiziano a Rembrandt, da Tintoretto a Velazquez. Tenta più volte di presentare qualche sua opera ai Salons, ma esse vengono sistematicamente rifiutate. Nel 1861 stringe una profonda amicizia con Degas, spirito libero e solitario. Nel 1869 l'artista realizza i primi quadri en plein air e le sue uscitr ai giardini delle Tuileries, sul retro del Louvre, erano diventate quasi degli appuntamenti mondani. A partire dal 1878 l'artista soffre di frequenti crisi depressive e iniziano i sintimi dell'atassìa, una progressiva e dolorosa paralisi degli arti inferiori dovuta all'evoluzione maligna della sifìlide contratta durante il giovanile viaggio a Rio de Janeiro. Nonostante questo Manet continua a dipingere fino al giorno della sua morte avvenuta nel 1883.




 
 
 

 


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