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CARLO LEVI - IL VOLTO DEL NOVECENTO
CARLO LEVI "Il volto del novecento" 100 opere di Carlo Levi fra pitture e...

19/08/2013
 
 


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Aertsen Peter
MONOGRAFIE » Artisti dalla A alla F

 
   
FOTO PRESENTI 5
 
Aertsen Pieter   La  cuciniera
Aertsen Peter
AERTSEN PIETER LA CUCINIERA
Aertsen Pieter  natura  morta
Aertsen Peter
AERTSEN PIETER NATURA MORTA
Natura morta e nello sfondo Cristo con Marta e Maria
Aertsen Pieter  Scena di mercato
Aertsen Peter
AERTSEN PIETER SCENA DI MERCATO
Aertsen Pieter   Scena di mercato con sfondo : il viaggio in Egitto
Aertsen Peter
AERTSEN PIETER SCENA DI MERCATO CON SFONDO : IL VIAGGIO IN EGITTO
Aertsen Pieter cucinare vicino al fuoco
Aertsen Peter
AERTSEN PIETER CUCINARE VICINO AL FUOCO
   
  (Amsterdam 1508-75). Figlio di un cardatore (firmava spesso con un tridente, forma semplificata del pettine per cardare), soprannominato Lange Pier (Pietro il lungo) per la sua statura; secondo Van Mander si formò presso Allaert Claes e si recò forse in Italia prima di iscriversi nel 1535 alla ghilda di Anversa; risiedeva allora presso Jan Mandyn. Cittadino di Anversa nel 1542, per matrimonio divenne zio del giovane Beuckelaer, suo futuro e brillante collaboratore. Si fece presto conoscere (dal 1540 ebbe allievi, per esempio Stradanus), si arricchí e ricevette incarichi tanto nelle Fiandre polittici ad Anversa nel 1546 e a Léau nel 1554, tuttora in loco) quanto in Olanda (vetrate dell’Oudekerk di Amsterdam nel 1555, incarichi del mercante e mecenate Rauwaerts). Tornato nella sua città natale, ove è nuovamente menzionato nel 1557, e iscritto come cittadino nel 1563, restò però in rapporti d’affari con Anversa e Léau.
Tale ritorno non va spiegato con motivazioni religiose né con un’eventuale concorrenza di Floris, come è stato detto;
quanto piuttosto con l’importanza degli incarichi da eseguire nella città, come i famosi polittici dell’Oudekerk (di cui
parlò Vasari) e della Nieuwekerk di Amsterdam (di cui sussiste soltanto, al Rijksmuseum, un frammento rappresentante
una stupefacente testa di bue). «Tali polittici scomparvero nella furia iconoclasta della Beeldstorm protestante
del 1566, che doveva tanto colpire il pittore» (Van Mander), distruggendo gran parte della sua produzione religiosa.
La Lattaia di Lifia (mba), il suo piú antico quadro datato noto, attesta sin dal 1543 il gusto di A per un realismo radicatonella tradizione nazionale, parallelo a quello di Pieter Bruegel. Nello stesso tempo, numerosi grandi polittici
degli anni ’40 (Crocifissione, Natività: Bruges, chiesa del Sal-vatore) rivelano un artista che parte dalla lezione dei romanisti Coecke, Van Orley) e soprattutto dell’ambiente di Hemessen e del Monogrammista di Brunswick ad Anversa: le piccole figure realiste e goffe, molto espressive, di quest’ultimo,si ritrovano nelle opere religiose degli anni ’50 (Cristo
che porta la croce: Berlino-Dahlem e Anversa). A subí pure netti influssi italiani nel senso della retorica architettonicadiun Serlio (Cristo con Marta e Maria: Rotterdam, bvb), fino al ricco colore dei veneziani e al manierismo espressivo del Parmigianino. Assai presto in lui le due correnti si fusero.
Nel tema sacro (Adorazione del Bambino: Rouen, mba) o nei soggetti profani (Danza delle uova, 1559: Amsterdam, Rijksmuseum; le Frittelle: Rotterdam, bvb; le Due cuoche:Bruxelles, mrba), il realismo innato di A diviene sempre piú
monumentale e vigoroso; esso viene reso da una gamma di tonalità vive e trova, attraverso la sua stessa aggressività, un soffio epico che costituisce una prima risposta specificamente settentrionale alla grande «maniera» degli italiani.
Il culmine di quest’arte viene senza dubbio raggiunto nei mercati all’aperto, dai primi piani colmi di verdure e di vettovaglie, che relegano sullo sfondo l’elemento narrativo (talvolta una scena religiosa, come nel Cristo e la Samaritana: Francoforte, ski). Malgrado il pathos manierista tipico del xvi sec., i quadri di A contribuiscono ad affermare i diritti di una nuova categoria della pittura, definitivamente accettata nel secolo successivo, la natura morta: le opere conservate nei paesi scandinavi (Copenhagen, smfk; Stoccolma,nm), come il Banco di macelleria (1551: Uppsala, Università),illustrano particolarmente questa tendenza, di cui Joachim Beuckelaer, dopo A, si farà efficace propagatore. Quanto all’opera disegnata (soprattutto progetti di pale e vetrate perchiese), egli conferma il vigore e  l’originalità del manierismoolandese alla metà del xvi sec.  




 
 
 

 


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