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CARLO LEVI "Il volto del novecento" 100 opere di Carlo Levi fra pitture e...

19/08/2013
 
 


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Della Robbia Giovanni
MONOGRAFIE » Artisti dalla A alla F

 
   
FOTO PRESENTI 8
 
Della Robbia Giovanni  Il Lavabo
Della Robbia Giovanni
DELLA ROBBIA GIOVANNI IL LAVABO
il lavabo per la sagrestia di Santa Maria Novella a Firenze, La proposta avanzata da Giovanni, che si iscriverà all'Arte dei medici e speziali solo nel 1525, dopo la morte di Andrea, sembra dunque consistere fin da subito in un rapporto dialettico tra dato plastico e pittorico, in un decorativismo avanzato, in un fraseggiare eclettico e accattivante di cui Giovanni si farà il maggiore interprete nella produzione di famiglia.
Della Robbia Giovanni Giudizio Universale
Della Robbia Giovanni
DELLA ROBBIA GIOVANNI GIUDIZIO UNIVERSALE
Guidizio Universale 1501; Volterra, San Girolamo
Della Robbia Giovanni Madonna
Della Robbia Giovanni
DELLA ROBBIA GIOVANNI MADONNA
Madonna col bambino tra i Santi Giovanni Battista e Girolamo 1513
Della robbia Giovanni  Pietà
Della Robbia Giovanni
DELLA ROBBIA GIOVANNI PIETà
Pietà tra San Giovanni e la Maddalena dolenti 1514; Museo Nazionale del Bargello
Della Robbia Giovanni Tabernacolo
Della Robbia Giovanni
DELLA ROBBIA GIOVANNI TABERNACOLO
Tabernacolo delle fonticine 1522; Firenze via Nazionale
Della Robbia Giovanni
Della Robbia Giovanni
DELLA ROBBIA GIOVANNI
Annunciazione 1591 ca.; Firenze, Museo Nazionale del Bargello
Della Robbia giovanni  David
Della Robbia Giovanni
DELLA ROBBIA GIOVANNI DAVID
David 1523; Firenze Galluzzo, Certosa
Della Robbia Giovanni  sepoltura
Della Robbia Giovanni
DELLA ROBBIA GIOVANNI SEPOLTURA
Sepoltura di Cristo 1521 ca.; Firenze, Museo Nazionale del Bargello
   
  La sua attività artistica si svolse pressoché contemporanea a quella di Andrea, del quale seguì in un primo tempo le tracce per poi distaccarsene a favore di un linguaggio più vivace e descrittivo, servendosi di una ricca e sgargiante policromia ed elaborando complesse e articolate immagini plastiche svolte con chiari rimandi dapprima alla poetica verrocchiesca e filippinesca, poi alle note solenni del classicismo monumentale del primo Cinquecento. Il 1498 segna l'inizio dell'attività documentata di Giovanni che esordisce con un'opera, il lavabo per la sagrestia di Santa Maria Novella a Firenze.          La proposta avanzata da Giovanni, che si iscriverà all'Arte dei medici e speziali solo nel 1525, dopo la morte di Andrea, sembra dunque consistere fin da subito in un rapporto dialettico tra dato plastico e pittorico, in un decorativismo avanzato, in un fraseggiare eclettico e accattivante di cui Giovanni si farà il maggiore interprete nella produzione di famiglia. E forse l'incarico affidatogli nell'agosto del 1507 dallo spedalingo di Santa Maria Nuova, Leonardo Buonafede, munifico committente di Giovanni della Robbia e dei Buglioni, di realizzare trentasei orci per la spezieria del celebre nosocomio fiorentino dei Portinari, «di terra invetriata di dretto e di fuori, a schalandroni invetriati, et di diverse maniere», è una conferma della duttilità dell'artista, scultore, decoratore e all'occorrenza anche "vasaio" e delle infinite possibilità di offerta della bottega di via Guelfa. L'opera, per ragioni che ignoriamo, rimase interrotta; l'unico esemplare pervenutoci, conservato al Musée de la Céramique di Sèvres, finemente decorato a cubetti illusionistici e grottesche, reca la data 1507 ed è da identificarsi, molto probabilmente, con uno dei primi tre consegnati allo speziale Valore di Zanobi nel maggio 1510. A Giovanni della Robbia e alla sua cerchia viene generalmente ricondotta la realizzazione di eleganti vasi decorativi all'antica, azzurri imitanti il lapislazzulo, di canestri augurali, di stemmi policromi caratterizzati da una più esuberante decorazione rispetto agli esemplari paterni. Inserendosi nelle importanti commissioni francescane del padre, all'aprirsi del Cinquecento, Giovanni eseguì per gli osservanti di Volterra il Giudizio universale (datato al 1501) e San Francesco consegna la regola a San Luigi e Santa Elisabetta d'Ungheria (1505 circa), due pale monumentali alla cui ideazione non dovette essere estraneo lo stesso Andrea. Messo davanti a tavole di grande respiro Giovanni rielabora l'insegnamento paterno rivelando innegabili simpatie verrocchiesche nella figura del Cristo giudice, riconoscibili peraltro anche nelle successive lunette di San Jacopo a Ripoli (Madonna col Bambino tra San Jacopo e San Domenico; Incredulità di San Tommaso; Noli me tangere, queste ultime due conservate nel conservatorio delle Montalve alla Quiete) e filippinesche nel particolare del giovane plorante sotto la spada sguainata del santo nella prima pala, che ricorda da vicino il figlio del prefetto di Antiochia, Teofilo, che il pittore fiorentino Filippino Lippi aveva dipinto sopra la scena del Tributo, sulle pareti della cappella Brancacci al Carmine (1480-1481). Che, ancora attivo Andrea, Giovanni della Robbia si stesse orientando verso forme più leziose e decorative, dove la fìtta trama ornamentale si unisce a esplicite citazioni della pittura fiorentina del secondo Quattrocento, è testimoniato dal fonte battesimale di San Giovanni Battista a Galatrona, parte del complesso arredo invetriato voluto dal Buonafede (1510-1521), dove i sei episodi della vita del Battista traggono sptinto da note immagini di Domenico Ghirlandaio, Antonio del Pollaiolo e Andrea Verrocchio, replicate anche nei successivi fonti battesimali di San Leonardo a Cerreto Guidi (1511), della Pieve di San Donato in Poggio (datato al 1513) e di quello di San Piero a Sieve. La compartecipazione ai lavori di arredo plastico del sacro monte francescano di San Vivaldo a Montaione negli anni 1510-1516, riconoscibile in alcuni gruppi in "terra", come nello Spasimo della Vergine, testimonia dell'affermarsi, nei primi decenni del XVI secolo, di una quanto mai articolata "koinè" tardo robbiana della quale fecero parte anche i tre promettenti figli dell'artista «Marco, Lucantonio e Simone, che morirono di peste l'anno 1527. L'arredo plastico della ricostruita Gerusalemme celeste di San Vivaldo esemplifica bene il lavoro di équipe svolto dalle botteghe artistiche del tempo. È infatti riconoscibile, nei gruppi plastici delle diciassette cappelle pervenuteci delle trentaquattro originarie, non solo l'attività di Giovanni e del suo entourage, ma anche quella di Benedetto Buglioni (autore, per esempio, della rosselliniana Natività della chiesa) e di tutta quella interessante e intricata cerchia di scultori del primo Cinquecento fiorentino attivi in terracotta. Entro questo filone più popolare dell'arte di Giovanni si collocano la Pietà tra San Giovanni e la Maddalena, ora al Bargello (già in Santa Maria della Scala a Firenze, 1514), L'Assunta tra santi e profeti, con figure dipinte a olio, del campo santo di Pisa (già in San Marco a Calcesana, 1518-1520), le due lunette al Bargello con l'Annunciazione e la Sepoltura di Cristo (già in Santissima Annunziata, 1521 circa), il monumentale Presepe proveniente da San Girolamo delle Poverine (Bargello, 1521) e il Tabernacolo delle fonticine in via Nazionale ancora a Firenze (1522). Messo davanti a opere rivolte a una committenza più raffinata ed esigente, Giovanni si mostra capace di stare al passo con la più qualificata produzione di invetriati. Si legga in questo contesto l'elegante Tentazione di Adamo (Baltimora, Walter Art Gallery), con stemmi Buondelmonti e Salviati, realizzata per l'ingresso trionfale di Leone X a Firenze ( 30 Novembre 1515). Le opere degli anni Venti sono quelle evocative dello stile maturo di Giovanni, del classicismo cinquecentesco, come testimoniano più che i medaglioni sui pennacchi del portico del Ceppo ( Annunciazione datata al 1525, Assunta, Visilaziont; Stemma del Ceppo, Stemma Medici ), l'importante ciclo delle teste clipeate dei Padri della Chiesa, Santi fondatori, Personaggi del Vecchio e Nuovo Testamento( già in loco nel 1523), che ornano il chiostro dei monaci della Certosa del Galluzzo,opera corale, svolta in bottega da Giovanni della Robbia e altri artisti per i quali non è da escludere l'intervento di Luca il Giovane e del Rustici.  Giovanni muore a Firenze nel 1530,colpito dalla peste.




 
 
 

 


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